La sveglia per il Disgrazia è fissata per le 5 e dopo aver salutato Tullio, che dormiva con noi, (Fausto, che occupava un'altra stanza, l'avevamo salutato prima di andare a letto) e fatto la solita colazione con un cielo ancora non illuminato dal sole ma sereno e con un quarto di Luna che faceva luce, ci incamminiamo per il sentiero che per il primo tratto risulta comune a quello per il Rif. Desio direzione est. Quindi in corrispondenza del filo morenico che porta al ghiacciaio di Preda Rossa si cambia direzione puntando a nord e si percorre per intero il crinale sino alla pietraia che si attesta al ghiacciaio stesso. Giunti ai margini del ghiacciaio ci mettiamo imbracatura e ramponi e dopo esserci legati in unica cordata iniziamo a procedere, poco distanti l'uno dall'altro, seguendo alcune tracce del giorno precedente. Qualche indecisione sul tracciato da seguire sul ghiacciaio per evitare crepacci rallenta il nostro procedere. Arriviamo comunque alla sella Pioda, ore 10.00, che collega il M.te Disgrazia, a destra, al M.te Pioda, a sinistra. Percorriamo per un breve tratto a destra il margine tra ghiacciaio e rocce sino ad individuare il punto di attacco per la via da seguire. |
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| Il ghiacciaio e la vetta del M.te Disgrazia |
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| La fine del ghiacciaio dal primo tratto in diagonale su roccia |
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Togliamo i ramponi e restando in cordata legati cominciamo a procedere nel primo tratto in diagonale salendo per rocce friabili, cercando di individuare il percorso più agevole e sicuro o segni di passaggi. Riusciamo così ad aggirare il primo rilievo di cresta arrivando sulla selletta da cui, seguendo costantemente il crinale, con poche eccezioni a destra o sinistra dello stesso, procediamo lentamente con la massima prudenza, anche se le condizioni della via in questo periodo sono veramente ottimali per la totale mancanza di neve. Arriviamo ad una prima placca con passaggio di 3° che superiamo senza indecisioni e quindi all'anticima dove troviamo il famoso "Cavallo di Bronzo" , masso di granito da cavalcare, ed anche questo viene affrontato con la giusta tecnica e superato senza difficoltà. |
Arriviamo alla sospirata vetta quota 3678 mt. che sono le ore 12.00. La giornata è stupenda vediamo tutto interno a noi monti a perdita d'occhio, uno spettacolo. L'aria è mite e la visibilità è buona anche se forme nuvolose vanno e vengono. |
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| Uniti sulla vetta del M.te Disgrazia |
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| Il Pizzo Bernina |
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A nord spicca su tutti con i suoi 4049 mt. il Pizzo Bernina, il quattromila più orientale delle Alpi. Restiamo a lungo, 1.00 ora, per assaporare il piacere di quel posto e nel frattempo arrivano prima 2 escursionisti e poi una guida alpina che accompagna una coppia. La vetta, non certo ampia, comincia a farsi piccola per tutte queste persone ed allora decidiamo di riprendere la via del ritorno ripercorrendo lo stesso tracciato della salita. La discesa la facciamo tranquillamente senza preoccuparci del tempo che scorre e così al rifugio arriviamo che sono le ore 17.00. Il tempo per una doccia e quindi dopo aver riorganizzato lo zaino per il giorno successivo, tutti a cena per consumare l'ultimo pasto in quota. Una cena particolare questa per tutta una serie di ragioni: perché dopo un'escursione di un certo impegno senti la gratificazione di quanto hai fatto, perché hai concluso un percorso di alta montagna vivendo esperienze importanti, perché ti trovi insieme a persone che condividono i tuoi stessi interessi e perché provi la soddisfazione e l'appagamento di una cosa che è andata bene e si è conclusa al di sopra delle aspettative. La notte passa serenamente e quando alle 5 di mattina sentiamo movimento nel rifugio pensiamo a quelli che, come noi il giorno precedente, stanno muovendosi per il M.te Disgrazia, in silenzio gli auguriamo di fare un'esperienza positiva come la nostra. |
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