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Speciale: Le vie di Pippo Minelli
Filippo Minelli, per gli amici Pippo, fra le persone che conosco e che frequentano la montagna è sicuramente tra i più preparati ed esperti dell’ambiente.
La sua memoria dei percorsi e di tutti i dati riguardanti le montagne è notoriamente famosa a coloro che lo conoscono.
La sua pignoleria nel ricordare, con estrema precisione, tempi di percorsi, quote altimetriche, individuazione di cime da qualsiasi punto di osservazione, ne fa un personaggio veramente unico.
La determinazione nell’affrontare e portare a termine le uscite che programma lo rendono sicuro ed affidabile.
Questo, oltre al suo carattere e alla forte personalità di cui è dotato, è senza dubbio frutto dell’esperienza accumulata in tanti anni di pratica fatta negli ambienti più disparati praticando le specialità più importanti dell’ambiente montagna.

E così, parlando con lui in una delle tante uscite, sono venuto a conoscenza di alcune descrizioni di vie da lui conservate dei ns. monti Sibillini.
Conoscendo la sua proverbiale meticolosità nel descrivere i percorsi ho pensato di trascriverli in questo sito per renderli noti a tutti coloro che li avrebbero potuti apprezzare.

Forse lui non leggerà queste trascrizioni, per la sua nota ostilità all’ambiente informatico, ma sicuramente sarà contento, data la sua giusta fierezza, che qualcuno possa utilizzarle ed apprezzarle.

Leandro F.
 
M.te Bove 2112 mt. Parete nord spalto occidentale (M.ti Sibillini ) Dislivello 150 mt.
Difficoltà: passaggi di 4° sup.
Dislivello: 150 mt.
Prima ascensione: F. Minelli , M. Prelati 03.11.82
La variante permette di raggiungere la vetta dello "spalto occidentale" senza uscire dalla parete nord, come si fa normalmente ( via Maurizi - Taddei ). La roccia è friabile e richiede molta attenzione. Dal punto dove inizia la cengia, che verso destra porta alla uscita comunemente seguita sulla cresta O., si sale diritti per cinquanta metri, superando una specie di tetto appena accennato ( passaggi di 4° sup., 2 chiodi di cui uno lasciato), oltre il quale si prende un evidente canale che termina dopo 25 mt. Un breve camino sulla destra porta ad un aerea forcella sulla cresta O., che si risale fino alla vetta, superando un caminetto, un gendarme e paretino non difficili ( passaggi di 3° sup.), ma delicato per la friabilità della roccia.
 
Pizzo del Diavolo: parete est, via " Centrale " (M.ti Sibillini)
Dislivello 360 mt.
Difficoltà complessive : D-
Tempo: 3 ore.
Prima ascensione: M. Calibani, C. Perini 16.07.89
L’attacco è nel canale che delimita a sinistra il "fiasco".
Si risale il canale per 60 mt. (2°, passaggi di 3°) fin oltre un masso incastrato che può servire per la sicura.
Si traversa a sin. per 20 mt. (3° sup.) prima per solide placche, poi aggirando uno spigolino in leggera discesa e si raggiunge una cengia.
Salire diritti per un diedro-camino (40 mt. 3° sup. continuato, qualche passaggio friabile), fin sotto un netto camino, fornito di lama nel fondo. Si supera il camino ( 10 mt. 4°, chiodo lasciato alla base) e si perviene su rocce più coricate. L’uscita dal camino si può anche aggirare per una fessura sulla sin. da questo punto per una cengia a sin. si può uscire sulla più facile via "del camino" subito sopra " la canna". Dopo 15 mt. facili, si risale un altro camino, sbarrato da un masso, da cui si esce a destra ( 10 mt., 3° sup., 4° all’uscita). Si continua diritti per rocce più facili fino a una forcellina (30 mt., passaggi di 3°). Si traversa qualche metro a destra (4° inf.) a prendere un largo diedro (25 mt., passaggi di 3°). Altro diedro sulla sin. ( 25 mt., passaggio di 4° all’uscita), dopo il quale ci si dirige a destra verso uno spiazzo erboso. Ora (sulla sin. si può uscire per una rampa-diedro, 2° che porta direttamente sulla calotta sommatale) si prosegue diritti per un canale ( 20 mt, passaggio di 3° sup. all’inizio, poi facile) che poi si restringe a camino sbarrato a metà di un masso ( 10 mt. un passaggio di 4°). Un altro camino ( 8 mt. 3° sup.) sbuca sulla calotta. Facili rocce (120 mt., 2° portano in vetta.
 
Pizzo del Diavolo: parete est "via del camino" (M.ti Sibillini)
Dislivello 340 mt. ca.
Difficoltà complessive AD
Tempo 1.30 – 2 ore
Prima ascensione: D. D’Armi e A. Maurizi 11.09.1932
Variante per il camino: M.Florio, G.Raggi e W. Giorgioni 28.06.59
L’attacco è a quota 2070 mt.ca., dove il ghiaione si spinge più in alto e dove un pilastro alto 50 mt. ( il "pulpito" dei primi salitori ), divide 2 camini. Sulla sin. del "pulpito" c’è un bell’arco formato da un roccione appoggiato sulla parete. Si può iniziare per l’uno o per l’altro dei 2 camini. Di seguito si descrive la variante per il camino di sin.
Dopo 20 mt. dall’attacco si incontra una grotta. Si prosegue sulla destra e con tiro di corda ( 3°) si esce dal camino per un largo foro ( 4°) guadagnando il terrazzo ghiaioso sopra il "pulpito". Dai 3 camini sovrastanti, a canne d’organo, si prende quella di destra ( 35 mt. la "canna" dei primi salitori). Quando il camino si restringe ed è diviso in due da una lama di roccia verticale, si procede sulla fessura di sin. (3° sup.) e praticamente si è fuori dalle difficoltà. Si continua diritti per il facile canalone che prosegue in alto la direttrice del camino ( un passaggio di 3°) fino alla forcella fra la Punta Cicchetti e il Pizzo del Diavolo
( Forcella del Camino 2270 mt.) e quindi per la facile parete di destra, si guadagna in altri 20 mt. la cima.
 
Pizzo del Diavolo: Spigolo nord-est. (M.ti Sibillini)
Dislivello 290 mt.
Difficoltà complessive: AD
Tempo: 1.30 – 2 ore
Prima ascensione: A. Bafile, A. Maurizi 15.07.47
L’attacco è a quota 2120 mt., all’intaglio fra il Gran Gendarme e la parete nord del Pizzo del Diavolo ( l’intaglio si raggiunge comunemente per il camino meridionale, o più elegantemente per la direttissima al Colletto).
Si sale diritti per 20 mt. per facili rocce, poi si traversa a sinistra (est) per una cengetta ( facile ma un pò esposta) fino ad aggirare uno sperone. Da qui superando una placchetta (3°) ci si immette in un largo canale che conduce ad una gran nicchia scavata nella parete: superando una breve fessura (3°) a sin. del nicchione, ci si porta sullo spigolo. Si prosegue per una bella placca (4°) appena intaccata alla base da una fessura obliqua a destra, e quindi per una lunghezza di corda sul filo dello spigolo (passaggi di 3°) fino ad un aereo terrazzino, sormontato da una breve parete verticale, solcata da una fessura. Si sale la fessura ( 5mt., 4° sup.) e si esce su un ripiano, che una spaccatura separa dal torrione successivo.
Arrampicando ancora su buona roccia e tenendosi leggermente a sinistra per altri 40-50 mt. (3°) si supera il nuovo salto dello spigolo, che a questo punto si inclina nettamente e per rocce rotte e facili paretine conduce in altri 20’ circa sulla cima.
 
M.te Bove: Punta Anna. (M.ti Sibillini)
Dislivello 100-110 mt.
Difficoltà: AD
Tempo: 1 ora
Prima invernale: S. Arzilli, M. Marchini 1973
Si raggiunge l’attacco scendendo sul versante E un 60 mt. di quota dalla larga sella a Sud della cima settentrionale del M.te Bove.
Si sale per una rampa-diedro, che taglia obliquamente tutta la breve parete Sud della Punta Anna e che nel tratto finale si restringe a camino ( in tutto 2 passaggi di 3°). Qualche metro prima di uscire dal camino, si traversa a destra, sulla parete Est, con forte esposizione, e si sale 3 mt. (4à inf.) a prendere una cengia in leggera salita, lunga 20 mt. ca., che si segue sino dove si interrompe contro una lama di roccia.
Si aggira la lama e si traversa ancora a destra (4° inf., passaggio molto esposto), per prendere un canalino, che si può considerare la prosecuzione della cengia precedente. Losi segue in salita per qualche metro, poi lo si abbandona per traversare sempre a destra e scendere su una cenetta erbosa.
Si sale sul bordo di una bella placca, che porta su un ampio terrazzo affacciato a Nord. ( fin qui 3° pressoché continuo), e quindi per rocce più facili, ma sempre solide, ritornando verso sinistra, si raggiunge la vetta.
 
M.te Bove: Quinta Piccola. (M.ti Sibillini)
Dislivello 120-110 mt.
Difficoltà: AD
Tempo: 1 ora
Primi salitori: A. Maurizi, E. De Simone 21.06.35
Dei due pilastri che dalla Val di Bove salgono verso la punta della Croce è quello destro, più breve.
L’attacco (1610 mt.) è evidente e facilmente raggiungibile in 10’ dalla fonte di Val di Bove. Tutto il pilastro si può suddividere in 4 salti sovrapposti. Il primo salto (20 mt.) si può aggirare da entrambe i lati, oppure si supera nel centro per un camino superficiale che in alto, dove si restringe, si presenta pericolosamente friabile (3°, un pass. Di 4°, ma è consigliabile evitarlo). Guadagnato il terrazzo, si prosegue sul filo di cresta, superando anche un breve gradone (3°), finchè una parete di rocce malferme (3°) conduce al terrazzo dove è stato collocato un Crocifisso, ben visibile anche dal basso (fine del secondo salto). Il terzo salto, molto breve (10 mt.), è costituito da una paretina che si supera agevolmente sulla destra o con maggio difficoltà (4°), se ci si tiene al centro. L’ultimo salto inizia con una placca, proprio sul filo di cresta. Si supera la placca ( 10mt. passaggio di 4° all’uscita) e dopo un diedro di rocce gradinate, si supera proprio sul filo (4° inf.), l’ultima impennata della cresta, in questo punto abbastanza solida.
Poche altre roccette portano sulla sommità del pilastro.
 
M.te Bove: spigolo Nors Est. (M.ti Sibillini)
Uscita diretta
Difficoltà: D- ( pass. 5°superiore)
Tempo: 5 - 6 ore
Primi salitori: P. Consiglio, F. Alletto 23.10.55
Prima invernale: G. Vagniluca, N. Kamenicky 18-19.12.71
Roccia non sempre buona. Vari terrazzi erbosi interrompono la continuità dell’arrampicata.
L’attacco ( a quota 1450 mt. ca.) si raggiunge in mezz’ora dalla carrozzabile che sale alla fonte di Val di Panico. Si abbandona la strada ca. 300 mt. prima della fonte e si risale il bosco ed il ghiaione sovrastante.
Si inizia per un camino di 50 mt. a sin. di un torrione monolitico (pass.di 3° sup.), quindi per facili rocce si raggiunge il primo terrazzo erboso. Si attacca la parete sovrastante qualche metro a ds. per un’esile fessura ( 4 mt., 5°) e si prosegue sulla sin. seguendo la stretta fessura
(4° inf.) fino ad un terrazzino. Da qui si sale diritti per un tiro di corda sul filo dello spigolo, costituito da una costola di rocce esposte e friabili (3°) fino ad un secondo terrazzo erboso. Si entra nel profondo canale sovrastante, di cui si risale il primo salto (3°) per uscire a sin., traversare alcuni metri e risalire un diedro un po’ friabile di ca. 20 mt.
Dopo un terrazzino un breve gradone (3°) conduce ad un nuovo vasto prato, sotto il grande salto verticale dello spigolo, alla cui base spicca una gran lama di roccia dal profilo caratteristico: " l’orecchio". Si evita il salto sulla ds. risalendo il pendio d’erba e roccette ( passando anche accanto ad un masso somigliante ad una pera) sino a prendere una cengia orizzontale, che conduce ad un marcato canale o camino, leggermente foggiato a virgola, con la convessità a ds. Una stretta fessura ( 4 mt., 5°) immette nel canale, che dopo una ventina di metri diventa un stretto camino, ostruito anche da un masso incastrato ( 30 mt., 4°, 3° e ancora 4° all’uscita). Usciti dal camino si guadagna facilmente il terrazzo sopra il salto "dell’orecchio". A questo punto lo spigolo si fraziona in una serie di saltini. Ci si sposta di 30 mt. ca. a sin. (E) aggirando lo spigolo, per salire un gradino (3°) che conduce ad un caminetto ( 10 mt. 3° sup.), il più agevole fra tutti quelli che solcano la parete sovrastante. Si superano quindi una paretina, un nuovo breve camino (10 mt. 3° sup., fra l’altro evitabile) e dopo l’ennesimo pendio d’erba e roccette, ancora un camino, che dopo un tratto più facile si fa stretto e verticale (4°) e conduce verso una breve parete. Si traversa la paretina a sin. su roccia levigata ma solidissima, quindi per rocce facili e per un breve diedro- camino (3°), ultimo della serie, per altro evitabile, si perviene verso sin. ad un terrazzino proprio sul filo dello spigolo, che ormai va nettamente inclinandosi.
Si segue senza difficoltà quest’ultimo sin dove è interrotto da una spaccatura che si supera agevolmente con un salto, quindi tenendosi sulla ds. (N) si arriva ad un’ampia forcella (quota 2000 ca.) da cui si scorge la cima. Si evita il successivo salto della cresta, friabile, girando a ds.per una cengia un po’ esposta e con un tiro di corda (3°), si riguadagna la cresta per un aerea forcellina. Dopo un’altra trentina di metri su rocce facili ma poco solide, la cresta si fa orizzontale e conduce in breve all’anticima ( 2050 mt. ca. fine dell’arrampicata) Per un ripido pendio erboso si guadagna poi in 5’ la cima Nord del M.te Bove ( 2122 mt.).
 
M.te Bove: Parete nord, spalto occidentale. (M.ti Sibillini)
Dislivello 600 mt.
Difficoltà: AD
Tempo: 3.30 ore
Primi salitori: A. Maurizi, R. Taddei 17.08.34
Prima solitaria: G. Vagniluca, 1968
L’attacco posto a quota 1400 mt. ca., si raggiunge in mezz’ora dalla fonte di Val di Panico prima per comoda mulattiera pianeggiante che con dir. E – O. attraversa il bosco di faggi che fascia la base della montagna, poi risalendo il bosco stesso, puntando verso la base del canalone che divide lo spalto centrale da quello occidentale. Si attacca una trentina di metri a sin. (E) del canalone stesso. Si risale per un bel tratto (quasi cento metri di quota) il ripido pendio erboso che fiancheggia il canale e si arriva al primo passaggio in roccia, costituito da un piccolo diedro con traversata a sin. e placchetta sovrastante (3°). Ci si trova così sotto un caratteristico gendarme a forma di mitria. Se il canale è asciutto vi si discende a questo punto e si risale subito un salto di una ventina di metri, levigato dall’acqua (3°). Si continua per il canale che ora volge alquanto a ds. e si supera un nuovo breve salto scavato a mò di camino (3°). Quando il canale è bagnato o innevato si evita questo tratto salendo facilmente sulla sn. oltre la "mitria" e traversando poi a ds. (3°) per riprendere il canale. Si risale quest’ultimo a lungo, passando sotto un bellissimo arco di roccia ( la "finestra" dei primi salitori) e subito sotto un secondo arco contiguo, più piccolo, che rispettivamente escono e rientrano nel canale. Subito dopo si supera un breve salto (3°) e poco più avanti il canale termina chiuso da tre lati. Se ne esce superando la breve parete sulla ds. (3°) e guadagnando il costolone che delimita ad O. il canale e che prosegue verso l’alto.
Lo si risale, giunti ad una forcellina, si traversa qualche metro a ds., si supera una paretina fornita di piccoli appigli (4° inf.). Per erba e roccette si sale sulla ds. verso un evidente camino, (20 mt., 3°), si prosegue verso sin. su terreno facile fino ad una forcella, dove inizia verso ds. una marcata cengia. Al suo termine per la facile parete sovrastante si guadagna la cresta O. ad una quota di ca. 1880 mt. Il torrione sovrastante, anche difficile, ma soprattutto estremamente friabile e pericoloso, viene accuratamente evitato. Si scende per una cinquantina di metri sul versante meridionale, fino al ghiaione, dove inizia uno sperone, grossolanamente parallelo alla cresta, che da O.S.O. sale alla vetta ( facile, solo un passaggi di 4° inf. Su placca, chiodo lasciato).