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| Conclusioni |
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Prima di partire per questo trekking cercai di informarmi, non essendo mai stato in Corsica, da coloro che avevano già vissuto questa esperienza su come prepararsi e organizzarsi per questa avventura e su quali fossero stati i problemi che si sarebbero incontrati. Le risposte che mi venivano non soddisfacevano mai le mie aspettative e le ansie restavo su cosa e come prepararsi per questo impegno. L’idea di trovarmi impreparato ad affrontare situazioni nuove ed impreviste mi rendeva insicuro e costantemente dubbioso. Poi compresi che nessuno avrebbe mai potuto tranquillizzare le mie preoccupazioni, perchè le stesse andavano al di là delle buone ragioni oggettive e riguardavano le mie sensazioni emotive più che quelle razionali della mia persona. E’ quello che succede alla vigilia di un appuntamento importante e per me questo lo era. Ora, a trekking concluso devo dire, al di là delle ansie, che la preparazione logistica ha certamente funzionato per come era stata preparata, ma che si poteva fare anche meglio. E’ chiaro che parliamo per molti aspetti in termini soggettivi e quindi molto legati alle esigenze specifiche di ogni singolo individuo, ma per altri i segnali possono essere di dominio più generico e quindi alla portata di tutti. |
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| Quello che si può organizzare prima della partenza |
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Certamente si era fatto un buon lavoro. ( Grazie ad Anna B.) Tutto quello che è possibile prenotare è bene farlo, dai biglietti per i viaggi ai punti di appoggio partenza, arrivo e tappe intermedie possibili durante il trekking. Si toglie qualche incombenza ad un programma già carico di impegni e si fa riferimento a punti fissi dove sicuramente si riducono gli imprevisti, si lavora sulle certezze; esempio: in quel posto si mangia e si dorme. Noi oltre ai biglietti del traghetto si era prenotato il pernottamento e dove possibile la mezza pensione a Calenzana ed a Vizzavona e su 2 tappe intermedie allo Chalet Haut-Asco e l’ Albergo a Castel di Verghio , anche se poi quest’ultima non l’abbiamo utilizzata per cambio di programma. Per la scarsa presenza di avventori, le prenotazioni potevano anche non servire, ma questo lo si capisce solo al momento e l’afflusso turistico può variare nel tempo; meglio non basarsi sulle situazioni contingenti. Normalmente la prenotazione non comporta l’esborso di un anticipo e quindi , se per qualche ragione cambiate programma, avvertendo in qualche modo la struttura impegnata, si può tranquillamente disdire senza oneri. |
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| Quello che si deve portare al seguito |
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Qui, anche se entriamo nel personale, vorrei dare qualche suggerimento tenendo conto della mia esperienza con le dovute correzioni per le cose che non hanno funzionato. Il peso dello zaino non è da sottovalutare: considerato lo sforso da compiere è assolutamente necessario cercare di ridurlo al minimo indispensabile. Qualcuno, ironizzando sul mio comportamento, ha commentato dicendo che avevo portato per tutto il tracciato l’attrezzatura da campeggio senza mai utilizzarla; uno sforzo inutile. Ca. 2 kg. In effetti tenendo conto dei suggerimenti di chi aveva già fatto questa esperienza, la tenda, sembrava più che necessaria. A titolo personale posso dire che dovendo ripetere l’esperienza in un periodo stagionale come quello vissuto non porterei la tenda, ma solo un sacco a pelo di modesta consistenza. Per quanto riguarda l’abbigliamento possono essere utili i sandali da trekking da usare in tutti i momenti ad di fuori dell’escursione ed un paio di scarponcini alti, ma non eccessivamente pesanti. Con i cambi di biancheria intima, calzini compresi, basta un solo ricambio, tanto ad ogni rifugio si lava sempre quello che si è portato il giorno stesso; tempo ce né anche per asciugarli. Giacca a vento e protezione all’eventuale pioggia con mantella od altro la manterrei. Cappello ed occhiali servono: il sole non scherza. Per la situazione viveri il discorso è più complesso perché in questo caso si deve tener conto veramente delle esigenze di ognuno di noi. Alla partenza si pensava che ai rifugi non ci fosse alcuna offerta di cibo; infatti ci siamo organizzati ognuno portando al seguito cibarie individuali e collettive per qualche giorno. Alla luce dei fatti i rifugi, abbiamo verificato, sono organizzati per offrire nella maggioranza delle situazioni un pasto serale ed una colazione. Quindi timori infondanti ? Direi sicuramenti si, con qualche riserva, ai rifugi non si trovano alimenti freschi ma solo quelli conservati. Durante il trekking si perdono liquidi per il caldo e per lo sforzo fisico che si produce. Introdurre solo formaggi, salumi e omelet non fa che accrescere il problema della carenza di liquidi del nostro organismo e non è sufficiente l’acqua a compensare questo squilibrio che si viene a creare anche se integrata di sali come il Potassio ed il Magnesio facilmente reperibili con le classiche bustine di Polase. Servirebbero alimenti freschi come la frutta i pomodori che si trovano con difficoltà o affatto in questi posti. Anche il ricambio, assolutamente necessario per questa attività, non è facilitato e non sono certo i farmaci del caso i rimedi più efficaci a risolvere il problema. Inutile dire che non esiste una soluzione che valga per tutti, ma sicuramente il problema c’è ed ognuno deve a parere mio cercare una propria via per stressare il meno possibile il proprio fisico già molto sollecitato dall’attività escursionistica. Il parere di un dietologo esperto in questo genere di attività potrà essere di aiuto. Un accessorio fondamentale, che io non avevo, è quello dei contenitori di acqua da bere con annesso tubicino di prelievo diretto. Considerando che l’opportunità di approvvigionamento intermedio alle tappe è molto limitato e che con il caldo e la fatica si suda in maniera consistente, è bene portarsi al seguito una quantità di acqua che a parere mio non può essere inferiore ai 2 – 3 lt. minimo. Con le normali borracce tali quantità si gestisce male, anche se è prudente portarsene sempre una al seguito, mentre per il resto, senza bisogno di fermarsi quando si vuole bere, le sacche da 2-3 lt. con tubo assolvono magnificamente il loro compito. Per il resto un minimo di pronto soccorso con disinfettanti e garze può servire, come pomate per contusioni e, soprattutto, per chi ha problemi di pelle, di protezione all’irraggiamento solare. Il superfluo, per i maschietti, potrebbe essere il necessario per farsi la barba; io l’ho portanto ed utilizzato anche se non tutti i giorni. Ricordatevi di portarvi anche lo specchio: non li trovate nei rifugi. Un pezzo di sapone per il lavaggio quotidiano dei vostri indumenti potrà esservi utile ed un filo e delle mollette per stenderli vi serviranno. Qualche bustina di thè potrà aiutarvi a rigenerare la scorta di liquidi in attesa della cena serale. |
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| La preparazione fisica ed il percorso del GR20 |
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Affrontare il GR20 senza avere una buona preparazione fisica sarebbe da incoscienti. Lo sforzo che si produce in questo trekking è notevole e chi ci arriva impreparato paga con pesanti conseguenze la propria leggerezza. Il percorso è incalzante, non dà tregua, a meno che uno decida di sostare un giorno prendendosi una pausa. Le tappe sono tutte di un certo impegno, anche quelle che apparentemente sembrano più tranquille. Bisogna sempre ricordarsi che al seguito portiamo uno zaino molto pesante e che rispetto alle normali escursioni domenicali che facciamo, il peso fa la differerenza. Per chi poi ambisce a cime fuori dal giro del GR20 in molte tappe si può trovare la montagna che offre stimoli a questo desiderio, sempre ricordandosi di valutare bene le proprie energie per non trovarsi stanco il giorno successivo con una nuova tappa da affrontare di per se già impegnativa. Nel nostro gruppo, molto eterogeneo, si è trovato il solito compromesso per soddisfare le esigenze e le possibilità di ognuno. Considerato che il sentiero del GR20 è ben evidente per tracce e per segni ed anche ben frequentato da tante persone, il gruppo dalla partenza si sgranava lasciando libera andatura ai vari gruppetti che si formavano. Per i tratti dove la difficoltà del percorso poteva creare problemi ad alcuni, si formavano abbinamenti di persone più e meno esperte per superare tali punti. Questo ha consentito ad ognuno di vivere la propria esperienza secondo le proprie potenzialità senza obbligare o forzare il proprio fisico. Ai rifugi alcuni arrivavano per primi altri anche a distanza di ore, la sera ci si trovava sempre insieme intorno ad un tavolo a mangiare ed a commentare le esperienze gionaliere di ognuno. Abbiamo così sfatato un’altra convinzione comune e cioè che il gruppo deve comunque rimanere unito e compatto ad ogni costo. Forse il tipo di percorso lo ha permesso: diversamente saremmo stati costretti ad altra strategia. Comunque sono contento di aver fatto una simile esperienza, perché oltre ad essere servita a mantenere serenità ed armonia tra tutti, ha dimostrato che si possono anche fare escursioni senza schemi prefissati; c’è sempre da imparare qualche cosa nell’argomento. Nessuno aveva una ragione per lamentarsi, in fondo faceva ciò che voleva e poteva. Ma qualche menagramo potrà obiettare che qualcuno restando indietro anche se non perdersi poteva farsi del male. A parte che difficilmente i singoli restavano isolati: ci sono stati sempre in piccoli gruppi; e comunque avremmo avuto notizia dalle persone che continuamente transitavano e tornare sui propri passi, per chi era già arrivato, non sarebbe stato poi un problema. Un aspetto piacevole che mi preme segnalare del GR20 è che lungo il percorso si fa amicizia con chi si incontra e che poi se il ritmo resta lo stesso ci si continua a frequentare tutti i giorni. Questo continuo ritrovarsi genera simpatia, scambio di parole, di impressioni, di battute e di rivalità campanilesche anche tra diverse nazionalità. Tutto questo è molto piacevole; lasciatevelo dire da una specie di orso come me che non ha grande facilità di rapporti interpersonali. Sul paesaggio ci sarebbe da dire tantissimo, ma tutte le parole possibili non servirebbero a descrivere uno spettacolo di natura così particolare. Forse le foto che abbiamo fatto serviranno a darvi un’idea dei luoghi che abbiamo toccato, ma penso che comunque valga la pena di vederli di persona questi posti; solo così vi renderete conto che valeva proprio la pena a farci una scappata. Dei Corsi possiamo dire ben poco, salvo i gestori dei rifugi e qualche contatto sporadico a Bastia ed a Vizzavona. Un solo caso ci è sembrato di segnalare negativamente al rif. Manganu; per il resto possiamo dire di essere ben accettati, più che i Francesi, forse perché gli Italiani fanno sempre allegria: siamo un popolo di goderecci e questo i Corsi forse lo sanno perché ,come noi, non si prendono troppo sul serio. Per la lingua in Corsica si parla il Corso che è qualcosa di italiano con tante “u”, con parole comprensibili ed altre meno; oppure la lingua ufficiale è il Francese. Nel nostro gruppo avevamo 2 che parlavano correttamente il Francese, Angela P. e Daniele P., e questo è servito in più di una occasione. Un discorso a parte lo farei per la guida Corsa”Roberto” che abbiamo incontrato con il suo cliente Francese sin dalla prima tappa e ci ha lasciato alla penultima; per lui il giro non finisce mai. Un 44 enne tosto con un fisico atletico, da profondo conoscitore del suo paese e dei suoi monti, ci ha sapientemente consigliato ed indirizzato nelle scelte che abbiamo fatto. Una delle cose che rimarrà nei nostri ricordi del percorso è stata l’ascesa alla Paglia Orba 2525 mt. dove lui ci ha condotto per vie anche fuori da quelle ordinarie. Ci auguriamo di incontrarlo ancora. Per avere un’idea su quanto è costato il trekking, se può esservi utile, io ho speso complessivamente 450 E. Il cellulare si usa poco: in Corsica non c’è rete salvo nelle località più importanti. Portatevi anche le carte, possono servire. Quelle che avevamo sono scala 1:25.000, le uniche disponibili con reticoli chilometrici UTM. Attenti a prendere le sole che servono al vostro percorso, sono molto care. |
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| Partecipanti |
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| Andrea M. |
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| Renato V. |
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| Leandro F. |
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| Daniele P. |
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| Francesco T. |
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| Angela P. |
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| Riccardo M. |
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| Anna B. |
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| Fausto M. |
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| Pietro P. |
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| Luigi P. |
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| Stefano F. |
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