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TAPPA 9 (Rif. dell’Onda - Vizzavona)
 
 
 
Data 02/08/03
Punto di partenza Rif. dell’Onda (1430m)
Punto di arrivo Vizzavona (920m)
Tempo 5 ore
Dislivello totale 650+380 – 1100-380m
 

L’appuntamento per la partenza è fissato per le ore 7.00 al rifugio già colazionati, posto sulla via del sentiero da percorrere.
Da qui, causa qualche ritardatario, si parte invece verso le 7.30 e subito si prende a salire per il crinale del monte che porta sino alla Cresta del Muratello 2020 mt.
Superata la cresta il sentiero scende per un breve tratto e poi continua leggermente a salire sino a quota 2064 mt. punto in cui si trova la deviazione per raggiungere la vetta del M.te d’Oro 2389 mt.

Molti del gruppo, come già programmato nella serata precedente, decidono di affrontare quest’ultima vetta e, lasciati gli zaini tra qualche cespuglio, li recupereranno al ritorno facendo la stessa strada dell’andata, con la sola scorta di acqua si avventurano in questa ultima impresa.
Panorama del Monte d'Oro

Strane forme di vita si aggirano sul Monte d'Oro

Per gli altri il percorso continua a scendere in direzione della valle dell’Agnone prima con tratti scoscesi e sassosi allo scoperto poi più in basso tra il vegetato con pendenze più lievi.
Il sentiero si affianca al corso d’acqua e come al solito molti approfittano delle pozze per fermarsi e bagnarsi.

Più in basso a quota 1150 mt. si trovano le Casacades des Anglais , tratti di fiume con cascate e rocce levigate ben esposte al sole e comodi punti di appoggio per chi vuole fermarsi.
Per la verità l’idea di fermarsi in quei posti, da quello che vediamo, è venuta a molti.
Riflettendo poi ci rendiamo conto che il giorno è festivo e la distanza che separa questi luoghi dal centro abitato, Vizzavona, è davvero poca.
Non possono essere che i turisti della domenica alla ricerca di un angolo naturale fuori dai centri abitati.


Dopo le Cascate, un ponte, che attraversa il fiume ed un chiosco con ristoro, si pone a confine della parte ripida e scoscesa del sentiero che ora diventa carrabile, coperto da piante ad alto fusto e di modesta pendenza.
Dal sentiero si passa ad una strada ancora più ampia e quindi in ultimo proprio a ridosso del paese di Vizzavona si riprende un tratto di sentiero che attraversa un ponticello.

Arrivano le prime case ed il sentiero incrocia con una strada asfaltata che indica Vizzavona gare.
In effetti è proprio alla stazione che dobbiamo andare perché è lì che pernotteremo in Corsica per l’ultima volta di questo trekking, salvo chi rimarrà, e domani mattina dalla stazione partiremo alla volta di Bastia.
Alla stazione ci si arriva dopo poche centinaia di metri e qui troviamo poche case e due strutture ricettive alberghiere, oltre a qualche negozio di souvenir e ristorante all’aperto.
Sopra la stazione si scorge il M.te d’Oro con tutta la sua imponenza: la quinta montagna più alta della Corsica.
Gli indomiti sulla cima del Monte d'Oro

Purtroppo e' l'ultima cena lungo del nostro GR

Al Refuge de la Gare proprio davanti alla stazione prendiamo alloggio in stanze da 6 posti letto a castello con servizi non proprio all’altezza della situazione. Le 2 docce esterne, su una costruzione a parte, hanno l’unico merito di essere calde. Per il WC il gestore si è deciso solo a tarda serata ad indicarci quello definitivo, posto al piano delle camere con porta in vetro trasparente; per fortuna che non abbiamo pudori.
Confidiamo in una buona cena, anche perché per il gruppo, è l’ultima del trekking. Il prezzo per la mezza pensione, vino escluso, cena, pernottamento e 1° colazione è di 32 E.
Si può dire, a cena avvenuta, di poterla considerare in linea con le nostre aspettative; forse perché trattandosi di un commiato in tutti noi è prevalso l’aspetto emotivo alla foga mangereccia, che comunque anche in questa circostanza, non è stata certamente sotto tono.
Un giro di riflessioni individuali a consuntivo del trekking ha fatto da cornice tra una portata e l’altra.
A fine serata un pizzico di commozione era presente in ognuno di noi.

Finiva un’avventura che proprio per l’impegno fisico che aveva comportato e per le tante situazioni vissute nei vari giorni di comuni frequentazioni ci aveva legati e accumunati così intensamente e che ora, nel momento in cui si chiudeva, di colpo ne sentivamo il distacco: domani non saremmo ripartiti tutti insieme per una nuova tappa.
La notte scorre tranquilla nonostante la concentrazione in poco spazio, il volume individuale o aria respirabile di competenza che ognuno dovrebbe avere non era certamente adeguata al minimo indispensabile ad essere umano.

 
Commento di Andrea M.  
In cauda venenum. Almeno per me quest’ultimo giorno è stato di gran lunga il più faticoso ed ostico di tutto il trekking. Una lunga giornata, molto articolata, che ha riservato momenti di estremo interesse, addirittura esaltanti, e lunghe ore di fatica con la sola meta di giungere, finalmente, a Vizzavona. Ma andiamo con ordine.
La mattina, al solito verso le cinque, ci svegliamo l’un l’altro, le sveglie cominciano a suonare ed il nostro piccolo accampamento prende vita. In circa un’ora siamo pronti a partire, e ci ricongiungiamo col piccolo gruppo che ha preferito dormire al rifugio. Va segnalato che al rifugio de Pietra Piana 1842 mt. il luogo adibito ad accampamento è estremamente comodo: si sta dentro un recinto assieme ad uno sparuto gruppo di pecore mansuete, al di là della rete ci sono maiali selvatici e cinghiali che quasi vengono a mangiarti dalle mani, ma il manto erboso è così soffice da non temere confronti con alcun materasso, e tutto il resto – almeno per noi – è assolutamente secondario. Il dormitorio, invece, è un po’ distante dal rifugio – in cui si mangia benissimo –, a circa 3/400 metri di sentiero ripido e piuttosto scomodo. A chiunque dovesse passarci, personalmente, suggerirei di montare la tenda, anche se va considerato che il dormitorio qui non lo usa quasi nessuno, e pertanto non è improbabile ritrovarsi in
una ‘singola’.
Alla partenza ci aspetta la solita ripida salita, per fortuna all’ombra e con un gran bel paesaggio intorno. Tengo un buon passo e mi allontano da solo; dopo circa un’ora mi raggiunge Riccardo e proseguiamo assieme, decidendo di aspettare il gruppo nel punto in cui dal sentiero si diparte la variante che raggiunge la vetta del M.te d’Oro 2389 mt. Alcuni di noi, infatti, vogliono tentare la vetta, gli altri scenderanno invece direttamente a Vizzavona, ed è ovviamente opportuno ricompattarci prima di dividerci definitivamente in due gruppi.
Riunito il gruppo, assieme ad Anna, Francesco, Riccardo, Luigi e Stefano, punto al Monte d’Oro. Dopo pochi metri scegliamo un luogo nascosto e vi riponiamo gli zaini: dovremo scendere per lo stesso sentiero, ed è inutile portarselo dietro. La giornata è stupenda, e solo la borraccia è indispensabile. Una ripida salita iniziale entro un canalone – che non è il sentiero giusto, ma lo scopriremo solo al ritorno –, ci conduce ad uno spartiacque, dove approfitto della presenza di rete telefonica per sentire come va a casa. Da quel momento si sale in costa, panoramicissima, fino a giungere ad immediato ridosso della vetta. Quando si è a non più di 50/70 mt. di dislivello dalla cima, la si aggira a destra, fino a raggiungerla attraverso un camino semplice e divertente, che ti obbliga con piacere ad usare le mani. La cima ci ripaga ampiamente degli sforzi compiuti: il panorama è stupendo, a 360 gradi. è inutile tentare di descriverlo, chi conosce la montagna sa cosa si prova in quei casi, chi non la conosce non lo c
apirebbe. Breve pausa, foto di rito scattata da un ragazzo che fa parte di un gruppo di slavi che abbiamo raggiunto sulla cima ed inizia la discesa. Il caldo si fa sempre più intenso ed il sole picchia forte; non incontriamo ombra dalla partenza. Raggiunti gli zaini decidiamo di pranzare: siamo all’ultimo giorno, e chi non ha fatto provviste al rifugio termina le ultime scorte, e si mangiano le cose più improbabili. Io, ad esempio, ho almeno 4 o 5 pietanze, ma si tratta di puri avanzi che stento anche a rintracciare nello zaino. Il problema maggiore è l’acqua. Non se ne è trovata e non se ne troverà, e le borracce sono ormai quasi vuote, perché il gran caldo ci costringe a bere. Terminato il ‘lauto banchetto’ si comincia a scendere: per me è una vera via crucis, ma credo che nessuno si diverta. Ci aspettano oltre 1000 metri di discesa, ed il sentiero è ripido, irto di grossi ciottoli e non c’è mai ombra. Passo dopo passo, la valle sembra addirittura allontanarsi. Per non terminare l’acqua si beve molto meno
di quanto si dovrebbe, e questo rende tutto ancor più difficile. Ci sgraniamo in più gruppetti, ogni tanto ci ricompattiamo, ma la metà – che a questo punto è soprattutto l’acqua – sembra non arrivare mai. Ad un certo momento raggiungiamo il gruppo che non ha fatto la cima, ci offrono un po’ d’acqua e proseguiamo assieme. Stiamo discendendo la valle dell’Agnone, e dovremmo presto raggiungere le Casacades des Anglais, dove è certo si potrà bere. In effetti, ad un certo momento, cominciano a comparire, persone: è domenica pomeriggio, e molte famigliole hanno preso l’auto per fare una scampagnata alle cascate, ed i più arditi si sono avventurati qualche metro più su per fare il bagno nelle bellissime pozze. è un ritorno alla civiltà un po’ brusco, ma devo ammettere che quando avvisto un chiosco di bibite e gelati mi ci avvento in maniera quasi selvaggia. Se compri qualcosa – nel mio caso una birra – ti riempiono la borraccia d’acqua, e nessuno ha dubbi sul da farsi. Ci siamo ormai rifocillati, e tra la gente ch
e ci guarda in modo strano – sarà per gli zaini giganteschi che portiamo sulle spalle o per i nostri volti stravolti? –, attraversiamo un ponte ed imbocchiamo una larga sterrata che ci condurrà in breve a Vizzavona. Giunti in paese – in realtà pochissime case accanto alla stazione ferroviaria – dobbiamo trovare l’ostello giusto. C’è qualche incomprensione, ma alla fine Anna risolve tutto, e depositati i bagagli, dopo una doccia ristoratrice, siamo tutti in giro attorno alla stazione curiosando tra le poche strade del paese.
Una bella cena conclude la giornata e, di fatto, il trekking. Mangiamo bene ed abbondantemente, e ciascuno di noi offre agli altri le proprie impressioni ed il proprio parere sul trekking ormai concluso. Ognuno di noi l’ha vissuto in modo diverso, ma è stata per tutti una grande esperienza. Grazie Anna, grazie Leandro.