Sveglia e prima colazione particolari per gli effetti di una notte un po’ movimentata dovuta all’accertata presenza di animaletti non proprio innocui e sia per i rumori, più naturali ma non proprio, prodotti da qualche nostro amico.
Alle 6.55 siamo in moto per la nuova tappa che come prima meta ci condurrà alla Breccia di Capitellu 2225 mt., la quota più alta di tutto il nostro percorso, una forchetta che valica la cresta del monte e si raggiunge dopo una lunga ed impegnativa ascensione tra massi e tracciati ripidi e scivolosi.
Prima di passare il valico avvertiamo la necessità di proteggerci meglio dal vento forte che soffia prepotentemente alla sommità. |
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| Condizioni difficili lungo la salita verso la Breccia di Capitello |
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| I laghi di Capitello e Melo |
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Superato il valico ci si presenta uno scenario completamente diverso con la presenza in basso di un primo lago di Capitellu 1930 mt. e più distante di un altro lago di Melu 1711 mt.; la visibilità non è del tutto soddisfacente per la presenza di nubi che impediscono a tratti di spaziare in profondità in questo luogo di cime imponenti e laghi. |
Il sentiero su questo tratto comprende tratti scoscesi con salti su rocce a salire ed a scendere; per procedere si rende nacessario anche l’uso delle mani.
Si continua con il sentiero che passa a fianco del crinale alternado i lati sino a Bocca di Soglia 2050 mt. |
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| Panorama dalla Bocca di Soglia del versante Sud-occidentale |
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| Dalla Breccia di Capitello verso Bocca di Soglia |
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Il sentiero ora, piegando ad est, passa a mezza costa su un percorso che alterna una traccia di sentiero su fondo terroso tra vegetato basso o su enormi massi, dove è prudente cercare di non perdere l’equilibrio saltando tra una punta e l’altra.
Dopo un lungo tratto che viaggia sostanzialmente in quota, superando di poco qualche curva di livello, il percorso, cambiando direzione, prende decisamente a salire per la linea di massima pendenza e punta verso il valico di Bocca Muzzella 2206 mt. Dal valico si apre un nuovo scenario meno forte e più aperto; il sentiero prende a scendere seguendo il versante del monte in direzione sud-est.
Arriviamo poco dopo in vista del rifugio de Pietra Piana 1842 mt. meta di giornata. |
L’area del rifugio,posta in zona pianeggiante, è frazionata in più corpi di immobili separati tra loro che insieme compongono la struttura ricettiva. Così il gestore, in questo caso la gestrice, una signora di mezza età molto graziosa ed efficiente, ha una struttura autonoma ed indipendente tutta per sé; il rifugio con posti letto e servizio cucina è inserito in una costruzione a forma pentagonale di dimensioni abbastanza contenute, i locali doccia e WC in locali a parte; una fonte multiuso di acqua che scorre fa bella mostra in zona centrale del campo. Per i campeggiatori le numerose piazzole sono distribuite su un’ampia area abbastanza pianeggiante. Anche in questo rifugio non abbiamo problemi di posto letto, l’offerta è decisamente superiore alla domanda. Prima di prender possesso dei nostri posti letto vediamo che Roberto, la guida Corsa che ci segue come un’ombra, prima suggerisce alla gestrice e poi materialmente esegue una disinfestazione dei locali del rifugio, memore della precedente esperienza al Manganu. Apprezziamo l’intervento anche se questo ci costringe a restare fuori per qualche ora dai locali con un’aria tendente al fresco e dovuta in parte alla quota in cui ci troviamo 1842 mt. Prenotiamo la cena al rifugio e la signora ci prepara un abbondante piatto di spaghetti al pesto, decisamente molto gradito. La notte scorre tranquilla; le fonti di rumore non sono presenti nel rifugio: hanno preferito la tenda. Dai campeggiatori è giunta notizia di maiali selvatici che si aggirano tra le tende alla ricerca di cibo. |
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| E finalmente al rifugio di Pietra Piana |
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| Commento di Luigi P. |
Sveglia alle 5,30. Fa ancora buio, nel dormitorio c’è un caos totale: circa 30 persone in 15 metri quadrati cercano di vestirsi e confezionare gli zaini. La nottata è stata molto movimentata, c’è stato un grande traffico di scarafaggi ed altri animaletti rossi non meglio identificati, alcuni di noi se li sono sentiti passeggiare addosso per tutta la notte, io per fortuna non mi sono accorto di niente. Il gestore del rifugio, in seguito alle proteste per l’inconveniente suddetto, ci risponde che siamo in un Parco Nazionale… perciò le simpatiche bestiole hanno tutto il diritto di infestare indisturbate il dormitorio ed i suoi ospiti! Verso le sette finalmente abbandoniamo il rifugio senza alcun rimpianto ed iniziamo il cammino. Francesco veste una combinazione di calzature alquanto insolita con scarpone al piede sinistro e sandalo al piede destro! Il sentiero inizialmente costeggia il torrente Manganu, poi sale sempre più ripido verso il valico, il cielo è cosparso di nuvoloni grigi che non promettono niente di buono. Quando arriviamo alla forcella siamo incredibilmente riusciti a mantenerci ancora uniti e facciamo una breve sosta prima di affrontare il tratto “difficile”; di là dalla forcella si sente provenire il sibilo del vento di intensità preoccupante, che ci suggerisce di coprirsi accuratamente. Appena superato il valico ci ritroviamo praticamente dentro a una nuvola, la visibilità è a zero e il vento al massimo, superiamo un tratto a mezza costa non difficile ma esposto e due passaggi “tecnici” in discesa. Improvvisamente le nuvole cominciano a diradarsi e si apre una vista spettacolare: siamo sull’orlo di un circo di origine glaciale, ad oltre 500 metri a picco sotto di noi ci sono due bellissimi laghetti di forma quasi perfettamente circolare; dapprima per l’effetto prospettico sembrano uno accanto all’altro, poi spostandoci si capisce che sono a quote molto differenti e lontani tra loro. Si tratta dei laghi di Capitello (m1930) e di Melo (1711) situati nella parte alta della famosa Valle della Restonica. Superata un'altra forcella si affrontano altri due passaggini tecnici e si passa finalmente sul versante al riparo dal vento. Adesso fa caldo: altra pausa per spogliarsi e bere… e intanto il gruppo inizia a sgranarsi, come al solito. Successivamente si percorre un lungo tratto in cresta quasi orizzontale, poi in leggera salita, si incontrano alcuni alberi piegati dal vento in modo impressionante: alcuni sono cresciuti con il tronco sempre più curvo verso l’alto, fino ad arrivare con la chioma in direzione orizzontale! Poi passiamo sotto l’unico segno della giornata che ci ricorda l’appartenenza ad una civiltà tecnologica: un traliccio dell’alta tensione che emette un sinistro ronzio dovuto alla corrente dispersa nell’aria. Dopo una discesa non troppo ripida ed abbastanza piacevole si arriva al rifugio di Pietra Piana, in una stupenda posizione panoramica. è costituito da due casette: una è l’abitazione del gestore, in pietra di due sole stanze; l’altra di legno contiene la cucina e il dormitorio, formato da una stanza con letti a castello più un soppalco. I sevizi, esterni come sempre, sono costituiti da due bagni e due docce, tutto è tenuto con cura e in ottime condizioni igieniche. Il resto del pomeriggio viene trascorso svolgendo le solite attività di “manutenzione ordinaria” (preparare il sacco a pelo, fare il bucato, fare la doccia, la fila ai bagni, ecc.) Mentre alcuni, puristi del trekking, si cucinano le consuete minestre liofilizzate, rigorosamente trasportate a spalla dai medesimi, io ed altri amanti del quieto vivere ordiniamo un lussuoso cenone a base di spaghetti e frittata. Alle 21 ci ritiriamo ai nostri alloggi, Anna dopo l’esperienza scarafaggi della notte precedente, dice che non dormirà mai più in un rifugio e si converte alla tenda insieme ad Angela, mentre io ed altri irriducibili perseveriamo a dormire all’interno del rifugio.
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