Sveglia, colazione e solita partenza per una tappa non faticosa per dislivello, ma sicuramente molto lunga. Senza indugi si prende a scendere la valle ai piedi del Ciottulu, seguendo il corso del fiume Golo che la percorre.
In fondo la valle si restringe ed il sentiero su ponte metallico passa dal lato sinistro a quello destro a scendere. Subito dopo il ponte si trovano gli Ovili di Radule dove si può comprare il solito formaggio di capra e salumi. |
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| La valle del Golo all'alba |
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| L'inevitabile acquisto del formaggio di capra |
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Continuando, il sentiero entra per un lungo tratto in un sottobosco di faggi sino ad uscire sulla strada D 84 in prossimità di Castel di Verghio 1404 mt. Il posto si presenta male. Un albergo con ristorante e vicino un campo per i campeggiatori con una struttura servizi annessa. Dovrebbe essere una stazione sciistica ma le condizioni ambientali e lo stato degli immobili lasciati ad uno stato di semiabbandono non lasciano intravedere niente di positivo.
Volendo si può fare qualche acquisto allo spaccio. |
Riprendiamo dopo aver fatto scorta di acqua il sentiero che traversando la strada si inoltra nel sottobosco e scende per un lungo tratto sino a giungere ad un cambio di direzione dove comincia a salire in direzione di Bocca San Pedru 1452 mt. Si continua a salire in direzione sud-est in zona scoperta sino a raggiungere un pianoro con prato e pascolo chiamata Bocca a Reta 1883 mt.
Da questo altopiano si scende per giungere al Lac de Nino 1743 mt., uno specchio d’acqua con una profondità centrale max di 10 mt. circondato da prati e con una sorgente di poco a monte sul lato destro del lago in prossimità del sentiero. Le acque del lago, pur offrendo uno spettacolo idilliaco, non invitano a bagnarsi ed i tanti turisti presenti si fermano in questo porto per un momento di relax o per un picnic. Il sentiero continua seguendo il corso dell’emissario del lago, il Tavignano, su percorso pianeggiante ed a tratti un po’ noioso.
Superata l’ampia zona del lago il terreno diventa più mosso con presenza di alberi e tratti sassosi sino agli Ovili di Vaccaghja 1621 mt. Da questo punto a distanza sul colle opposto si intravede il rifugio di Manganu 1601 mt. meta di giornata. |
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| Il lago di Nino |
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| Il "fantastico" rifugio Manganu |
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Solita costruzione monopiano suddivisa in tre ambienti con le solite destinazioni d’uso. Doccia fredda e WC a parte, zona tende distribuita nell’area a monte del rifugio. Il primo impatto con il gestore non è dei più felici; sulla persona si dovrebbe fare uno studio antropologico per verificarne le origini. La struttura tarchiata, il collo corto, gli zigomi e gli archi sopraccigliari pronunciati, ne farebbero intendere una discendenza diretta dall’uomo di Neanderthal. Il suoi nemici sono i disgraziati avventori che transitano al suo rifugio. Non la sua risorsa e nemmeno il suo unico motivo di sostentamento.
Quindi inutile essere con lui gentili e condiscendenti, lui deve trattare male le persone che incontra forse quale rivalsa allo stato di frustrazione per la condizione psicofisica che si ritrova. In concreto nessuna possibilità di fermare posti letto per i ritardatari, pur pagando la tariffa dovuta, nessuna offerta di pasto se non qualche genere alimentare. Guai a lasciare scolare stoviglie: dopo il lavaggio dovevano essere rimesse a posto anche se bagnate. Vista la situazione decidiamo di dar fondo alle nostre riserve alimentari cenando con queste. La notte poi ci riserverà un’ulteriore sorpresa e cioè la presenza di parassiti fra i meno simpatici tra materassi e le tavole di legno della stanza che occupavamo. Le rimostranze al mattino al gestore, dopo averlo svegliato prima della partenza, credo che abbiano prodotto lo stesso effetto di un oggetto che colpisce un muro di gomma. |
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| Commento di Anna B. |
Sveglia all’alba, come sempre, al rifugio Ciottulu di i Mori; fa un freddo cane e tira un forte vento. Ciò rende difficili le operazioni di toilettatura, vista la lontananza del bagno e della fonte d’acqua dal rifugio. Ci consoliamo con la colazione e poi dopo avere salutato Nicola, il bizzarro personaggio che gestisce il rifugio, e che stranamente bacia solo me ed Angela, iniziamo a partire. Ci aspetta la tappa più lunga di tutto il GR Nord, 8 ore secondo la topo-guide, 9-10 secondo la Lonely Planet, e sono un po’ preoccupata: ce la faranno i nostri eroi? Il gruppo si sbriciola quasi immediatamente: i levrieri Leandro e Andrea in cima, seguiti da Riccardo, Francesco, Renato, Stefano, Pietro, Fausto e dalla coda io, Angela, Luigi ed eccezionalmente Daniele rallentato dal ginocchio gonfio. Iniziamo la discesa lungo la bellissima valle glaciale del Golo. Ammiriamo incantati il fondo valle costituito da rocce montonate di granito bianco perfettamente levigate dall’erosione glaciale (insomma io e Luigi siamo pur sempre dei geologi: lasciateci lavorare!). Su queste rocce il torrente Golo ha a sua volta scavato pozze e formato piccole cascate. Alla prima capiente vasca, noi della coda ci guardiamo e concordiamo: impediremo anche con la forza ad Angela, che non si farebbe certo scoraggiare dal gelo mattutino, di fare il bagno. Proseguiamo sparati verso Castellu di Vergio, non senza avere acquistato alla bergeries de Radule il classico formaggio di capra. A Castellu di Vergio, una brutta e triste ex stazione sciistica, ci ritroviamo con molti gierristi al bar-ristorante. Lo spettacolo è indecoroso: gente con sguardi avidi che si affanna a comprare scorte di cibo, enormi panini capaci di smascellare una cernia tropicale, caffè a fiumi. Fausto è già qui, quando arriviamo e per tutto il tempo della sosta (un’ora e mezzo) non smette mai di mangiare. Partiamo per ultimi io, Angela, Luigi e Daniele; ci aspettano ancora cinque ore e mezzo di cammino e 650 metri di salita. Dopo solo mezz’ora di marcia ci imbattiamo in Fausto, non crediamo ai nostri occhi, è fermo ai lati del sentiero per uno spuntino!. Ci inerpichiamo sulla salita per Bocca San Petru durante la quale siamo raggiunti da Francesco, Riccardo, Renato e Stefano, che nel frattempo avevano sbagliato sentiero e da Jacques e Philippe due strambi e simpatici parigini. L’ascesa prosegue senza grande fatica grazie alla distrazione offerta dal corso rapido di francese tenuto da Jacques a me e Francesco. Per ringraziare Jacques, simpatizzante di destra e profondo conoscitore dell’esaltante panorama politico italiano, offro in regalo il nostro Presidente del Consiglio Berlusconi, in cambio della restituzione della Corsica, di Nizza e della Savoia. Jacques, dimostrando una forte spirito europeista, accetta! Tra un’idiozia e l’altra riusciamo infine ad arrivare al bellissimo lago di Nino, dove ci riposiamo per un po’. Le ultime due ore della tappa ci attendono insieme a qualche goccia d'acqua e finalmente, distrutti, arriviamo al rifugio Manganu, dove un Leandro preoccupato ci aspetta da ore temendo disgrazie, non potendo egli percepire la nostra inconcepibile lentezza. Il rifugio è veramente spartano ed i gestori essenziali nei modi e nel linguaggio (pre-sintattico?). La toilette poi, la più orrida di tutto il GR, propone una simpatica lotta con lo sciacquone, che, come sperimenta ben presto Fausto, consente di evitare la fila per la doccia e volendo anche per il bucato (avendo l’accortezza di insaponare i pantaloni prima dell’uso della stessa). A seguire una splendida cena a base di risotto liofilizzato (ai carciofi?) consumata negli angusti spazi del rifugio e allietata dalle due solite bottiglie di vino acquistate con la cassa comune e rigorosamente bevute alla salute di Angela purtroppo astemia. Siamo stanchissimi, eppure felici, già ci pregustiamo il meritato riposo. Non possiamo neanche lontanamente immaginare che per quelli di noi, me compresa, che dormiranno nel rifugio, la festa è appena cominciata! Quale sorprese ci regalerà la notte al Rifugio Manganu? Ma qui si deve interrompere il mio racconto, perché, dopo la mezzanotte, la parola spetta di diritto al narratore della VII tappa.
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