Avvicinamento: A4 da Milano a Torino, uscita Santhià autostrada per Aosta, uscita Pont Saint Martin, SS 26 per Gressoney, SR 44 e 43 per Staffal. A Staffal si parcheggia in prossimità della stazione di risalita con telecabine. Primo tratto telecabine per Alpe Gabiet, secondo tratto telecabine per Passo Salati, terzo tratto funivia per Indren. Dalla base del ghiacciaio di Indren (arrivo funivia 3290 mt.), si continua a piedi traversando a sinistra, in lieve salita, il ghiacciaio e poi per sentiero, tra massi di pietra, si aggira un costone con corde fisse per risalirlo subito dopo sino al rifugio Città di Mantova (quota 3500 mt.). Tempi dall’arrivo stazione funivia al rifugio Mantova ca. 45 mn. Orari impianti 8.15-12.50 pausa pranzo 14.15-17.40. Costo biglietto andata e ritorno Staffal- Ingren 30 Euro.
Dopo una cena secondo lo standar di rifugi in alta quota e passata una notte con qualche difficoltà a dormire causa l’acclimatamento per l’altimetria ci rimettiamo in piedi che sono le ore 4. Poco più tardi delle ore 5 ci troviamo pronti a muovere e dopo aver superato un breve tratto di sentiero senza neve arriviamo alla partenza del ghiacciaio di Garstelet. Da questo punto si parte solo dopo aver completato l’equipaggiamento personale e di cordata necessario per muoversi e precisamente: imbraco, ramponi, piccozza e corda per legarsi. I più esperti decidono di formare due cordate da due persone. Vicino a noi alcuni stanno completando le stesse operazioni mentre altri, più solerti, sono già in marcia. Sono le ore 5.20, quota 3500 mt. quando riusciamo a metterci in moto, una cordata dietro l’altra, seguendo una traccia netta sulla neve dalla consistenza adatta ai ramponi che abbiamo. Si prende subito a salire sul ripido ghiacciaio in direzione nord e poco dopo, aggirando ampiamente a destra il Rifugio Gnifetti quota 3648 mt., ci troviamo su di un tratto con minor pendenza. L’aria è pungente ma non è freddo, tira un leggero vento e sopra di noi il cielo è prevalentemente sereno anche se banchi di nuvole vanno e vengono. Il paesaggio è stupendo, cime parzialmente o totalmente innevate emergono più o meno distanti a destra e sinistra dalla conca del ghiacciaio che stiamo percorrendo. Sulla destra troviamo la Piramide Vincent, prima meta della nostra escursione, sulla sinistra e più distante i Lyskamm orientale ed occidentale. Si continua a salire, mantenendo la direzione nord, alternando tratti più o meno ripidi. Su questa prima parte del ghiacciaio compaiono vari crepacci anche di formazione recente (tracce fresche di percorso che confluiscono nel crepaccio) che aggiriamo di quanto strettamente necessario. Raggiunta quota 3950 mt. ca. troviamo una traccia che si dirama sulla destra da quella principale che continua diritta a salire. E’ la traccia a destra che prendiamo per raggiungere la prima cima della giornata la Piramide Vincent. Questa traccia aggira ad est la base della piramide per portarsi a nord dalla cima e percorre il tratto finale in direzione nord-sud. Il tracciato, tutto innevato, non presenta difficoltà particolari, il tratto finale è in ripida salita. Alla cima della Piramide Vincent arriviamo alle ore 7.50, quota 4215 mt. dist. 2730 mt. Qualche minuto per guardarsi intorno e le cime diventano più nette e numerose da quelle a nord più vicine del Balmenhorn, seconda meta del nostro percorso, e del Corno Nero a quelle più distanti, stessa direzione, del Ludwigshohe e la Punta Parrot, questi ultimi altri due obbiettivi dell’escursione, per completare, sempre a nord, la Punta Gnifetti ed il Rifugio Regina Margherita. In posizione sud est troviamo un’altra cima vicina la Punta Giordani, l’altra meta per il giorno successivo. Ad ovest la cresta del Naso e più a nord quelle imponenti del Lyskamm orientale ed occidentale. Si riprende a camminare in cordata scendendo dalla Piramide per la stessa traccia della salita sino a raggiungere la valletta sottostante ( Colle Vincent) e continuare a nord per piegare ad ovest sul pendio che ci porterà alla base dell’affioramento di rocce del Balmenhorn che pur non essendo considerata una vera cima ha sempre una discreta quota con i suoi 4167 mt. A parte la presenza di una gigantesca statua del Cristo alla sommità di queste rocce trova posto anche un utile bivacco il Giordano. Qualche piolo metallico e canapone facilita l’accesso alla sommità di queste rocce. Sulla cima del Balmenhorn arriviamo ore 8.40 quota 4167 dist. 3480 mt. Pochi minuti di sosta su questa punta di massi e dopo di nuovo a scendere per il tratto attrezzato e riguadagnare la base del ghiacciaio. Da questo punto si continua a salire in direzione nord lasciando sulla destra il Corno Nero, altra punta scoperta dalla neve con accesso abbastanza impervio, sino a portarci a ridosso della cresta innevata ed affilata del Ludwigshohe. Raggiunta la cresta del Ludwigshohe la percorriamo, con una certa attenzione data l’esposizione, sino al suo punto più alto. Alla cima del Ludwigshohe arriviamo alle ore 9.30, quota 4342 mt. dist. 4180 mt. In questa cima ci soffermiamo per guardare la prossima, vicinissima ed ultima vetta della giornata la Punta Parrot. Forse quella più tecnicamente difficile fra quelle già fatte. Riprendiamo quindi a riscendere l’affilato crinale fatto in salita, facendo sempre molta attenzione a mettere i ramponi uno dietro l’altro con passo sicuro occupando l’esiguo spazio che la stretta traccia concede. Superato di poco il punto di crinale da cui eravamo saliti prendiamo a scendere sullo spiovente a nord opposto a quello dell’ascesa. Si scende in diagonale lungo il pendio che sfocia in una valletta sottostante ( Colle delle Piole) per poi risalire sul versante opposto in direzione dell’anticima della Punta Perrot (un masso emergente dalla neve). Il tratto finale per raggiungere l’anticima è piuttosto pendente forse più di 45°, si procede scavando con gli scarponi e ramponi sulla parete di neve, che ancora ha una buona consistenza, ed infilando la piccozza per far presa e tenerci in equilibrio. Raggiunta l’anticima si presenta davanti a noi la traccia stretta ed affilata, in direzione est, che cavalca il ripido crinale. Si procede con l’attenzione necessaria per questo genere di percorsi augurandoci di non incrociare persone che potrebbero muoversi in senso contrario ( lo spazio disponibile su questa cresta in alcuni punti e davvero limitato).
Raggiungiamo la Punta Parrot ( ore 10.20 quota 4436 mt. dist. 5200 mt.) poco dopo ma considerato l’esiguo spazio presente si decide di non fermarci e procedere sino ad un punto leggermente più basso della cima, più ampio, corrispondente ad un masso che affiora dalla neve. Il temuto incontro con altre persone che si muovevano in senso contrario al nostro si è verificato in due occasioni, fortunatamente, in punti dove è stato possibile incrociarsi senza correre pericolo di scivolare nel pendio. Dal masso emergente vicino alla Punta Parrot riprendiamo dopo una breve pausa scendendo per traccia, sul ripido pendio a sinistra, che in poco tempo ci conduce alla valletta del Colle Sesia (quota 4299 mt.). Dal Sesia si continua a scendere moderatamente chiudendo a sinistra sino a raggiungere la traccia principale, più in basso, che congiunge il Colle del Lys alla Punta Gnifetti. Prendiamo la direzione di Colle del Lys che poi, più a valle, si immette sulla traccia percorsa al mattino. In prossimità del Colle del Lys la traccia passa a fianco di una importante parete di ghiaccio a strati di diverso colore molto suggestiva. Si continua così a scendere, facendo attenzione ai crepacci, sino al rifugio Città di Mantova dove arriviamo ore 12.45, quota 3500 mt., dist. 10000 mt.
Appena raggiunto il rifugio e dopo esserci liberati di imbrachi, ramponi e scarponi Franco e Giorgio decidono da subito che la cosa migliore da fare, dopo una faticosa prima giornata di escursione in quota, è di raggiungere al più presto il posto letto per recuperare il mancato sonno della notte precedente. Con Stefano invece decidiamo di restare sul terrazzo del rifugio a goderci, per un po’, raggi di sole e panorama. Più tardi, accusando un po’ di vuoto allo stomaco, mi ritrovo sempre con Stefano a mangiare qualcosa nella, bella e recente costruzione, sala mensa del rifugio. Poi presi dal desiderio di un letto raggiungiamo gli amici, Franco e Giorgio, che ci hanno preceduto e li troviamo assopiti in un sonno profondo. Muovendoci con molta attenzione cerchiamo di infilarci sotto le coperte senza svegliarli, cosa abbastanza complicata considerati gli spazi ridotti che abbiamo a disposizione, gioca a nostro vantaggio il loro sonno che avvertiamo decisamente pesante. Più tardi e prima della cena ci ritroviamo tutti insieme in sala mensa del rifugio a raccontarci, intorno ad un tavolo, le esperienze della giornata più i soliti discorsi più o meno impegnati dove o per spirito di contraddizione o per una visione diametralmente opposta delle opinioni ci troviamo a battibeccare in modo, non sempre, ironico e scherzoso. Consumata la cena non facciamo trascorrere troppo tempo prima di riguadagnare il posto letto. L’acclimatamento matura e questo produce i suoi effetti benefici, comunque è nostra intenzione di recuperare i sonni persi nella prima notte. La notte scorre tranquilla e finalmente si dorme. La sveglia, a differenza del giorno precedente, la ritardiamo di un’ora ( ore 5 anziché 4) l’escursione che ci aspetta è decisamente meno impegnativa del giorno precedente. Anche i preparativi per la partenza sono meno frenetici e così lasciamo il rifugio che sono le ore 6.35. Il tempo è buono, migliore del giorno prima, cielo terso solo un po’ di vento da nord che rende l’aria più pungente. Il primo tratto del sentiero riprende, in senso inverso, il percorso fatto venerdì pomeriggio all’arrivo dalla funivia. Quando poi arriviamo al ghiacciaio di Indrem prendiamo, a differenza dell’andata, la traccia che sale in direzione nord verso, la meta della giornata, la punta Giordani. Mettiamo i ramponi, che per il primo tratto non servivano, e quindi ci leghiamo in cordata come nel giorno precedente ( due + due). La salita del ghiacciaio non è difficile solo faticosa per la pendenza, non eccessiva ma costante e senza pause. Una certa attenzione ai crepacci che nella prima parte del ghiacciaio sono sempre presenti ed insidiosi. Si procede prima al centro del ghiacciaio e poi si punta a destra per guadagnare una sella ( quota 3670 mt.) dove si trova un tavolato che si affaccia come un balcone sulle valli sottostanti. A sinistra la valle di Alagna Valsesia mentre a destra il percorso degli impianti di risalita provenienti da Staffal con il passo dei Salati e più in basso, in corrispondenza della stazione intermedia, il lago Gabiet. Riprendiamo, dopo una breve sosta, a salire il ghiacciaio portandoci prima a sinistra e quindi a destra sino a raggiungere con una diagonale, in salita moderata, la cresta nevosa posta tra la Punta Giordani ( sperone di roccia che affiora dalla neve) e l’attacco del crinale roccioso che porta alla Piramide Vincent. Dalla cresta nevosa prendiamo a salire i pochi metri di roccia irregolare per la Punta Giordani. ( ore 9.50, quota 4046 mt. dist. 2700 mt.). Lo spazio disponibile su questa punta non è molto comunque riusciamo a starci in quattro per il tempo necessario a guardarci il panorama che con la bella giornata diventa ancora più spettacolare. Vediamo anche che dal basso si stanno muovendo varie cordate alla conquista della Giordani, un’ascesa abbastanza facile che con l’ultimo impianto di risalita, funivia per Indren, rende possibile questa escursione in tempi minimi. Ripartiamo quindi anche per lasciare posto a quelli che stanno per raggiungere questa punta e ripercorriamo in discesa la traccia della salita. Raggiunto il bivio della traccia proveniente dal rifugio Mantova si continua a scendere prendendo la direzione dell’arrivo stazione funivia. Alla stazione di arrivo funivia perveniamo alle ore 11, quota 3290 mt., dist. 5000 mt.
Aspettando l’arrivo della cabina della funivia maturiamo la consapevolezza di aver ultimato le escursioni sul M.te Rosa. La discesa per raggiungere Staffal, dove ci attende l’auto per tornare, è un problema che non ci riguarda più, ci sono le telecabine che faranno questo ultimo percorso per noi.
Arrivati a Staffal il cambio d’abito, un panino e quindi di nuovo in macchina per affrontare il viaggio di ritorno. Quando partiamo da Staffal sono le ore 13.
Staffal
La stazione di partenza delle telecabine
Giorgio e Franco in telecabina
Stazione intermedia Alpe Gabiet
Passo Salati
Partenza funivia per Indren
Arrivo funivia ghiacciaio Indren
Dal ghiacciaio arrivo funivia e lago Gabiet
Rifugio Gnifetti
Esemplare di Stambecco Alpino
Lo Stambecco che se ne va
Il rifugio Città di Mantova
Il Liskamm occidentale
La parete del Naso
La parte vecchia del rifugio Mantova
Si parte in cordata
La traccia è netta
Si continua a salire
La Piramide Vincent
Intorno a noi tante cordate
Stefano e Giorgio
Si sale alla Piramide Vincent
Franco battistrada
Il Lyskamm orientale dalla Piramide Vincent
Siamo sulla cima della Piramide Vincent
La via attrezzata per il Balmenhorn
Sulla cima del Balmenhorn
Il Corno Nero
La cresta del Ludwigshohe
Giorgio sulla cresta del Ludwigshohe
Il Corno Nero dal Ludwigshohe
Il Lyskamm orientale
Il Lyskamm occidentale
Sulla cima del Ludwigshohe
Il crinale della Punta Parrot
Punta Gnifetti e Rif. Regina Margherita
Punta Gnifetti dal Parrot
La Punta Parrot
Si scende dalla Punta Parrot
Il masso sotto la Punta Parrot
Il Colle Sesia
Le cordate non finiscono mai
Una parete di ghiaccio a strati
Candele di ghiaccio
Una cornice sopra la parete di ghiaccio
Il Monte Bianco
I monti ad occidente dal rifugio Mantova
Sul ghiacciaio di Indren
I monti a sud del ghiacciaio di Indren
La Punta Giordani
Il ghiacciaio di Indren sotto la Piramide Vincent
Ci avviciniamo alla Punta Giordani
Stefano e Giorgio seguono come un'ombra
La Piramide Vincent
Il ghiacciaio delle Piode dalla Punta Giordani
I monti ad oriente dalla Punta Giordani
La Piramide Vincent da punta Giordani
Il ghiacciaio di Bors
Sulla Punta Giordani
Si scende dalla Giordani
Le cordate che vanno alla Giordani
Il ghiacciaio di Indren dall'arrivo funivia
Dalla stazione funivia Indren
I laghi sotto il ghiacciaio Indren e più in basso il lago Gabiet
Conclusioni
Quando si parla di quota 4000 sulle Alpi le opportunità di fare una escursione non mancano per le innumerevoli cime presenti in questo sistema montuoso che superano di poco o di molto questa altimetria. Anche per il grado di difficoltà ce né per tutti i gusti. Per gli appassionati di montagna raggiungere queste quote è un’ambizione sempre presente anche se per affrontare queste cime, seppure facili, le problematiche non mancano. L’acclimatamento e l’effetto quota sul nostro organismo possono creare inconvenienti anche tra coloro che dispongono delle migliori condizioni fisiche per affrontare queste prove. Anche i raggi del sole sono più incisivi, causa il ridotto strato atmosferico, e creano problemi seri se non si adottano le opportune protezioni per la nostra pelle.
Se ne potrebbero citare tante di difficoltà oggettive e di incognite che si hanno ad affrontare queste prove eppure un numero sempre crescente di persone in questo periodo frequentano questi monti e sembra che le problematiche non rappresentino un deterrente valido per non andare.
Infatti in questi due giorni di escursioni sui ghiacciai del Monte Rosa abbiamo trovato una quantità di persone veramente impressionante tanto che guardandoci intorno si scorgevano cordate più o meno numerose che si dirigevano in ogni dove.
La passione supera ogni ostacolo e raggiungere la magica soglia dei quattromila diventa un obbiettivo da cogliere nonostante tutto.
Così è stato per noi e ripensando a consuntivo di questi due giorni non possiamo che ritenerci pienamente soddisfatti di questa esperienza che non dimenticheremo.
Un grazie agli amici che hanno condiviso questa uscita: a Franco V. che l’ha organizzata e che ci ha sapientemente guidati lungo tutti gli itinerari percorsi, a Giorgio F. e Stefano F. che con la loro esperienza hanno contribuito a dare la sicurezza necessaria in questo ambiente mutevole ed imprevedibile.
Dati per giorno:
Ascesa 1° g. 1120 mt. 2° g. 665 mt.
Discesa 1° g. 1120 mt. 2° g. 876 mt.
Tempo impiegato 1° g. 7 ore 20 mn. 2° g. 4 ore 30mn.
Distanza 1° g. 10000 mt. 2° g. 5000 mt.
Diario
Nessun appunto
Solo gli utenti registrati possono effettuare inserimenti