Si parte dal paese di Isola Fossara una frazione del comune di Scheggia e Pascelupo (PG) che si trova sulla confluenza di due corsi d’acqua il Sentino e l’Artino. Superato il paese, provenendo da Scheggia, si prende per Sassoferrato e subito dopo si gira a destra per una strada in discesa che attraversa con un ponte il Sentino. Si parcheggia l’auto subito dopo il ponte e ci si incammina a destra per la strada che corre parallela al fiume verso le case del paese ( ore 10.30 quota 432 mt.). Dopo un centinaio di metri dalla partenza e prima di attraversare un altro ponte sul Sentino si gira a sinistra per una sterrata che in breve prende a salire lungo il fianco del costone del monte che partendo da Isola segue la direzione sud-ovest e si allunga in continua e progressiva salita verso la vetta del M.te Motette.
Dopo un primo tratto della strada allo scoperto, da cui si può ammirare il Corno del M.te Catria con la cresta affilata che scende in direzione sud e la grande parete rocciosa che si affaccia ad est, si entra nel bosco continuando moderatamente a salire. Si arriva così al primo bivio di sentiero, sulla sinistra, che sale più deciso su una traccia stretta ed irregolare. ( ore 10.55, quota 565, dist. 1430 mt.) Il nuovo sentiero segue, per un primo tratto, la diagonale, come per il precedente, per poi procedere a tornanti ripidi sulla direzione di massima pendenza. Dopo un bel tratto di salita ripida nel sottobosco dove la traccia di sentiero ogni tanto scompare e l’unico riferimento, per seguire la via, restano i segni bianco rossi sui fusti d’albero si raggiunge il crinale ( ore 11.50, quota 850 mt. dist. 3220 mt.). Dalla posizione raggiunta si scopre di nuovo il panorama e questa volta da entrambe i versanti: a nord il Corno del Catria con la parete rocciosa, a sud con il M.te Cucco. Continuando per il crinale si passa alternando ripidi tratti erbosi allo scoperto a zone con alberi che non sempre consentono di seguire il tracciato ottimale del percorso ed obbligano, a volte, di scendere sul fianco dalla posizione sommitale e riprenderla più a monte. Superato un buon tratto di crinale il sentiero continua a destra su un viottolo che, mantenendo la quota, si addentra nel bosco ed aggira la cima del monte per riprenderlo sul lato opposto. Senza seguire il sentiero si continua per il crinale puntando direttamente alla vetta del monte Motette. La via diretta al monte per il crinale è decisamente la più appagante perché viaggia in genere allo scoperto e quindi consente di guardarsi intorno ma è anche quella più ripida e faticosa . Poco dopo si raggiunge la vetta del M.te Motette (ore 12.45 quota 1331 mt. dist. 4230 mt.). Sulla cima di questo monte, a differenza della gran parte di altri, non ci sono croci o segni caratteristici che identifichino il punto più alto. Si potrebbe considerare come un atto di modestia, questa mancanza di simboli, come di chi non vuole troppo apparire. Più semplicemente, e per non voler troppo personalizzare un monte, si potrebbe dire che ancora nessuno ha potuto o voluto marcare con un segno la sua cima. Eppure un segno sulla cima c’era, anche se destinato a rimanere per poco, una striscia di stoffa con infilate palline di legno tutta colorata era stata lasciata, a giudicare dal suo stato, da poco tempo. Anche se non primeggia per altitudine questo monte, per la sua posizione offre una bella panoramica a 360° con a nord i M.ti Catria e Acuto in successione, a sud i M.ti le Gronde e Cucco ed a est i monti verso Fabriano con il M.te della Strega, a breve distanza, ed il M.te San Vicino più lontano. Questi tanto per citare i più importanti, comunque, guardandosi intorno, si è circondati da sistemi montuosi a perdita d’occhio che rendono questo posto un’isola immersa in un mare di natura.
Si riparte dalla cima ( ore 13.15) seguendo in discesa il costone che porta a Pian di Rolla, una sella dove arriva la strada carrabile da Ponte Calcara e dove si trova anche una magnifica fonte a cui è possibile attingere acqua. ( ore 13.35 quota 968 mt. dist. 5325 mt.)
Da Pian di Rolla si riprende a percorrere, verso est, il sentiero a mezza costa segnalato N° 6 in direzione di Coldipeccio. Questo tratto di percorso attraversa e sovrasta una delle valli più interessanti della zona per la sua natura primitiva ed incontaminata la valle delle Prigioni. Sul fondo scorre il Rio delle Prigioni che si forma prendendo origine dalla confluenza di due corsi d’acqua: il Fosso di Beto, lato nord, ed il Fosso del Cupo, lato sud, che nascono da valli separate. L’intera valle è coperta da bosco, imponenti balze di roccia emergono dal verde con un effetto particolarmente suggestivo. Man mano che si procede nel sentiero, data la posizione in quota, si riesce a scoprire la valle sempre più a fondo sino a vederla nella nella sua interezza. Sul fronte opposto ( pendici del M.te Cucco) si trovano anche testimonianze di luoghi vissuti come l’Eremo di M.te Cucco che meriterebbe, unitamente ad altre bellezze naturali presenti in zona, una apposita escursione. Il sentiero, superato l’ultimo dosso, arriva al paese di Coldipeccio ( ore 14.40, quota 630 mt. dist. 9380 mt.) e lo attraversa lungo la via principale, poi, mantenendo la sinistra, si continua per una sterrata sino a raggiungere un altro bivio segnalato (per Isola Fossara) dove si abbandona la sterrata per prendere un sentiero (sempre N° 6) sulla destra tra il vegetato basso. Si arriva poco dopo a Castellaro ( ore 15.15, quota 570 mt., dist. 11530 mt.) un toppo dalla posizione dominante sulla sottostante valle del Sentino. Prima di scendere per il sentiero che torna verso Isola un ultimo sguardo da questo balcone ai monti più importanti visti da una diversa visuale: il Corno del Catria a nord ed il M.te Cucco a sud. Il traliccio di un elettrodotto fa da punto di riferimento quale svolta del sentiero che prende ripidamente a scendere con qualche tornante sullo spiovente che si affaccia sul Sentino. Si arriva poco dopo a fondo valle ed in breve il sentiero affianca il corso d’acqua del Sentino e lo si percorre parallelamente sul lato destro orografico sino ad Isola Fossara. Il Sentino riserva l’ultima piacevole sorpresa dell’escursione. Non è un banale corso d’acqua ma un fiume di tutto rispetto con una buona portata che si muove in ambiente naturale con piccole cascate e rapide che mettono in evidenza la limpidezza e la freschezza delle sue acque. Una pianta di more con frutti copiosi e maturi posta nel ben mezzo del sentiero diventa una golosità da non perdere a fine di una escursione interessante ma anche faticosa per la temperatura estiva presente. Ad Isola Fossara si arriva poco dopo ( ore 15.50, quota 432 mt. dist. 13600 mt.)
La sterrata ad inizio escursione
Il Motette
Il Corno del Catria
La parete rocciosa del Catria
Il sentiero che sale nel bosco
Il Corno del Catria dal crinale
La Valdorbia
I monti verso Fabriano
Il crinale del Motette
I monti Catria e Acuto dalla vetta del Motette
I monti Le Gronde e Cucco dalla vetta del Motette
Un segno lasciato sulla vetta del Motette
La valletta che guarda ad est dalla cima del Motette
Il crinale che scende a Pian di Rolla
Pian di Rolla
M.te Le Gronde
Il sentiero N° 6
Il sentiero N° 6 sottobosco
Il Giardino
La sella di Pian di Rolla
Il Motette dal Giardino
Un passaggio del sentiero N°6
Una vista parziale della valle delle Prigioni
La valle delle Prigioni
Il borgo di Pascelupo
Ginestre
Le pendici del Cucco
La valle delle Prigioni
Coldipeccio
La sterrata dopo Coldipeccio
Un'ultima vista del Corno
Il Motette
La valle del Sentino
Le rapide del Sentino
Il Sentino
Le cascate del Sentino
La pianta di More
Il Sentino a Isola Fossara
Conclusioni
La stessa escursione con qualche variante nella parte iniziale (si era preso subito da Isola il crinale del monte senza seguire il sentiero) l’avevo fatta qualche anno fa con degli amici. Ho pensato di ripeterla perché ritenevo che fosse di un certo interesse e che forse valesse la pena di poterla documentare. La variante iniziale è stata fatta per renderla più accessibile a coloro che intendessero percorrerla. Nel tratto iniziale del crinale non c’è un vero e proprio sentiero ma solo tracce che si muovono sul dosso tra una vegetazione medio alta in genere molto invasiva e questo comporta qualche oggettivo problema a procedere. Chiaramente il percorso di cresta è sempre più appagante in quanto consente, con una buona frequenza, di spaziare con la vista sul panorama circostante. Cosa che difficilmente riesce quando ci si muove nel sottobosco sullo spiovente di un dosso come è il caso della parte iniziale di questo percorso quando si segue il sentiero segnato. A parte questo iniziale cambiamento di tracciato l’escursione mantiene vari punti di interesse: dalla vista panoramica sulla cima del Motette alla magnifica traversata in quota sulla valle delle Prigioni per chiudere sul percorso a fianco del Sentino. Un ambiente che conserva ancora tutta la sua origine con poche e non invasive testimonianze di intervento dell’uomo.
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