Si parte dal Passo del Cerreto ( ore 8.05, quota 1260 mt.). Il sentiero, segnalato con targhe N° 00 e 671, inizia dal retro del “Bar ristorante passo del Cerreto” e si inoltra subito nel bosco. Dopo ca. 300 mt. dalla partenza usciamo dalla traccia del sentiero per andare, a sinistra su di un percorso non marcato, che prende a salire seguendo una dorsale che dovrebbe consentire una migliore visuale del circondario. La variante ci viene suggerita dal gestore del Bar Ristorante esperto montanaro. Questa via alternativa si muove prevalentemente allo scoperto mentre il sentiero rimane sotto bosco per la maggior parte del tratto comune ai due tracciati. Lungo tale percorso si trovano ancora scavi a forma di trincea eseguiti dai soldati tedeschi nell’ultimo periodo della guerra, anni 1944-45, per rinforzare le retrovie della linea gotica. Sono le uniche testimonianze che riusciamo a cogliere in quanto la presenza di una leggera nebbiolina ci impedisce di vedere al meglio il panorama. Riprendiamo il sentiero al passo dell’Ospedalaccio ( ore 8.50, quota 1290 mt., dist. 2100 mt.) un incrocio di sentieri con un cippo in pietra. Il nome Ospedalaccio è dovuto alla remota presenza in questi luoghi, in epoca medioevale, dell’ospizio di S. Lorenzo delle Cento Croci. Da questo punto si comincia a salire seguendo la traccia del sentiero (N° 00 e 671) secondo la linea di massima pendenza sino al successivo bivio dove continuando diritti (N° 00) si va al M.te Alto mentre girando a destra (N° 671), dove decidiamo di andare, si procede diagonalmente in moderata salita verso le sorgenti del Secchia. Dopo un tratto allo scoperto il sentiero si inoltra nel bosco e superata una fontanella ( dei Linguazzi) si procede seguendo un tracciato più ripido sino a pervenire ad un dosso dal quale si scopre il panorama a sud con la vista del passo del Cerreto e sullo sfondo del M.te La Nuda con la sua cresta che sovrasta il sottostante vallone ad anfiteatro. Aggirato il dosso si continua nel sottobosco, leggermente a scendere, sino ad arrivare nella valle delle sorgenti del Secchia o Conca del Prataccio. Un’area pianeggiante prativa posta, su tre lati, alla base delle pareti dei monti circostanti, ramificata da corsi d’acqua è quella che ci appare quando arriviamo. ( ore 9.50, quota 1509 mt., dist. 4450 mt.) Decisamente un bel posto questo delle sorgenti del Secchia tanto da farci meditare l’ipotesi di utilizzarlo, in una futura escursione, quale punto base per trascorrerci la notte in tenda. Si riprende a salire seguendo il sentiero (N° 671) che per tornanti si innalza sino alla sovrastante cresta e precisamente al passo di Pietratagliata ( ore 10.30, quota 1750 mt. dist. 5100 mt.). Un taglio trasversale, posto nella posizione di quota più bassa della cresta rocciosa, che unisce il M.te Alto, a sinistra, e l’Alpe di Succiso, a destra. Sull’altro versante del valico appare la valle Liocca che prende nome dall’omonimo corso d’acqua che nasce più in basso. Continuando per il sentiero N° 671 in direzione dell’Alpe di Succiso si supera subito uno sperone di roccia con l’aiuto di uno spezzone di fune metallica. Si prosegue per il crinale più o meno ripido, sempre affilato ma senza problemi, e dopo una serie di saliscendi arriviamo all’Alpe di Succiso ( ore 11.15, quota 2018, dist. 6200 mt.). La vista panoramica, da questo punto come dalla cresta già percorsa, è molto ampia e potrebbe spaziare oltre alle valli ed ai monti circostanti. Purtroppo una diffusa foschia e la presenza di nuvole in movimento non ce lo consentono ed allora ci limitiamo a rubare con l’occhio tra sistemi nuvolosi in rapido passaggio. A sud la Conca del Prataccio, ad est la cresta che continua verso il M.te Casarola, a nord il costone a scendere che passa per il Torrione e continua verso il M.te Ramireto, a nord ovest la valle del Liocca e sullo sfondo il M.te Acuto, ad ovest con la punta Buffanaro, la cresta dei Groppi di Camporaghena, ed a chiudere verso sud con il M.te Alto. In definitiva quello che vediamo altro non è che gran parte del percorso che ci attende per il resto della giornata e per il giorno successivo. Ripartiamo dalla vetta (ore 11.35) in direzione della cresta per il M.te Casarola ( sentiero N° 667) e la percorriamo sino ad arrivare alla sella, corrispondente ad altro incrocio di sentieri, dove giriamo a sinistra ( sentiero N° 675) per scendere, a tornanti, verso la valle sottostante molto interessante per la presenza di vari circhi glaciali e di ampie pareti rocciose molto particolari ed inconsuete. Più in basso arriviamo ad un primo rifugio il Rio Pascolo, una costruzione immersa nel bosco con tetto a due spioventi in lamiera, pareti in legno posizionate su una base in muratura. ( ore 12.45, quota 1570. Dist. 8430 mt.)
Poco dopo il rifugio prendiamo sulla sinistra un nuovo sentiero (N° 673) denominato Barbarossa ed indicato nelle carte in tratteggio ( sentiero difficoltoso). Si comincia a risalire in diagonale sino a raggiungere il dosso di un costone posto di poco più in basso del M.te Ramiseto. Da questo primo tratto ci rendiamo conto di trovarci su di un sentiero abbastanza impervio ma soprattutto poco frequentato. I molti alberi caduti, anche non recenti, posti di traverso al tracciato come la completa invasione del vegetato su ampi tratti di percorso stanno a dimostrare la scarsa presenza dell’uomo. Il sentiero continua mantenendo la quota per un’ampia conca denominata Spiaggia Bella dove si formano svariati corsi d’acqua tra i quali il Rio Ramiseto, alternando dossi a compluvi spesso su terreno friabile ed abbastanza scosceso. Questo è un tratto piuttosto lungo e si chiude con l’altro costone che delimita Spiaggia Bella. Superata questa zona ci troviamo come affacciati ad un balcone che domina la nuova valle a sinistra, quella del Liocca. ( ore 13.30, quota 1595,dist. 9800 mt.). Ora il percorso diventa ripido e scosceso, si scende in diagonale su sentiero muovendoci tra spuntoni di roccia e nuovi balconi che si affacciano nella valle sottostante. Dopo i primi 150 mt. di discesa il sentiero continua per i restanti ca. 50 mt. a decrescere, sulla linea di massima pendenza, su di un pendio più lieve sino a raggiungere l’alveo del Liocca ( ore 14.10, quota 1375 mt., dist. 10560 mt.). In questa zona e per tutto il tratto che ci rimane per chiudere la giornata avvertiamo, con un certo disappunto, la presenza di zanzare particolarmente copiose ed aggressive.
Traversato il corso d’acqua ci troviamo in una valletta prativa ramificata da vari fossi che confluiscono più a valle sul Liocca denominata i Ghiaccioni dove si incrociano anche vari sentieri. Il N° 673 proveniente da Pietratagliata ed il N° 659 che porta al rifugio Città di Sarzana, la nostra meta di questa prima giornata. Dai Ghiaccioni il sentiero per il rifugio riprende a salire per tornanti inoltrandosi nel bosco. Prima di arrivare al rifugio troviamo un altro sentiero che incrocia il nostro, il N° 657A proveniente dalla sella di Punta Buffanaro. Continuando per il N° 659 arriviamo poco dopo al piccolo lago di Monte Acuto posto a ridosso del rifugio e quindi subito dopo al rifugio Città di Sarzana. ( ore 15, quota 1580 mt., dist. 11800 mt.). Il rifugio Città di Sarzana è una costruzione tipo chalet immerso nel bosco: un piano terra con ingresso, cucina e sala pranzo più un piano rialzato sottotetto per le camere, 20 posti letto più 5 di emergenza. Base in muratura, pareti in legno e tetto in lamiera con pannelli fotovoltaici. Non c’è rete né elettrica, salvo quella prodotta dai fotovoltaici, nè per i cellulari. La rete idrica è solo quella che alimenta l’unico servizio presente nel rifugio e proviene da una riserva di acqua piovana. L’acqua per bere si trova presso una sorgente distante qualche minuto dal rifugio ed un cartello invita gentilmente gli ospiti a farsi da soli l’approvvigionamento. La persona che gestisce da solo la struttura, Giancarlo cell. 3392245117, è un signore di mezza età cortese ed efficiente che si porta con lo zaino, dal posto più vicino raggiungibile in macchina, le provviste necessarie agli ospiti. A Giugno il rifugio rimane aperto solo nei fine settimana, Sabato e Domenica. A Luglio ed Agosto è sempre aperto. Trascorriamo il resto della giornata a girovagare intorno al rifugio, sempre con la presenza di zanzare, procurandoci l’acqua necessaria per bere alla sorgente ed a perlustrare il vicino lago di Monte Acuto. Più tardi ci facciamo assegnare il posto letto e fino all’ora di cena ne usufruiamo con profonda soddisfazione. Nel frattempo al rifugio sono arrivate tre giovani coppie con bambini piccoli, uno dei quali con meno di un anno di età, ed insieme a loro ci accingiamo a consumare la cena che il bravo Giancarlo ha preparato. Un menù davvero ricco, considerata la difficoltà di approvvigionamento, con possibile scelta di due primi, un ricco secondo e per chiudere dolce e caffè. Qualche parola con gli altri ospiti presenti prima di coricarci ed allora apprendiamo che l’escursione organizzata dalle giovani coppie con bambini non è sporadica o casuale ma una sana abitudine che con una certa frequenza e con la costante presenza dei bimbi viene praticata, veramente un bell’esempio per iniziare i piccoli all’ambiente montagna. Trascorriamo la notte nel più totale ed assoluto silenzio, nonostante la presenza dei bambini. Al mattino la sveglia è prevista per le ore 8, regola del rifugio, e subito dopo viene servita la colazione anche questa decisamente soddisfacente con latte, caffè, tè, pane e marmellate. Alle ore 8.30 siamo già pronti per la partenza e dopo i saluti ci rimettiamo in cammino seguendo il sentiero N° 657 in direzione della sella del M.te Acuto. Aggirato il lago si prende a salire per un tratto sottobosco e quindi in prossimità della sella veniamo allo scoperto. Alla sella di M.te Acuto ( ore 8.50, quota 1721 mt. dist. 12540 mt.) comincia il crinale che ci condurrà a Punta Buffanaro e quindi ai Groppi di Camporaghena. Il tempo non è male anche se la visibilità rimane, come nel giorno precedente, abbastanza limitata. Sistemi nuvolosi vanno e vengono ed allora il panorama a tratti si chiude impedendo la vista anche delle cime più vicine. Prendiamo il sentiero N° 00 a sinistra lasciando alle nostre spalle il M.te Acuto che dalla sella appare con una forma a punta proprio come il nome che porta. Il crinale su cui ci muoviamo è abbastanza affilato ma percorribile senza problemi, si procede in saliscendi sempre guadagnando quota. Su qualche tratto, particolarmente ripido ed affilato, si trovano degli spezzoni di fune metallica, ancorati alla roccia, che facilitano il procedere. Si arriva così alla sella di Punta Buffanaro dove si incrocia sul versante nord il sentiero N° 657A altra via che porta al rifugio Città di Sarzana. Procediamo per il crinale N° 00 che in questo tratto sale ripido sino a raggiungere la Punta Buffanaro (ore 10, quota 1879 mt., dist. 14220 mt.). Dalla punta, come lungo tutto il crinale già percorso, la visuale panoramica spazia in profondità, nelle giornate più chiare è ben visibile la costa con il golfo di La Spezia, purtroppo le condizioni in cui ci troviamo non sono quelle ottimali dobbiamo accontentarci di vedere, nuvole permettendo, le creste e le punte dei monti circostanti. A tratti ritroviamo la vetta dell’Alpe di Succiso posta ad est con la cresta che decresce sino a Pietratagliata per risalire più a sud verso il M.te Alto, prossima meta della nostra escursione. Con la cima del M.te Alto tocchiamo la maggior quota della giornata ( ore 10.42, quota 1904 mt. dist. 15680 mt.) da qui ritroviamo a sud. La Conca del Prataccio, sorgenti del Secchia, più lontano il Passo del Cerreto ed il M.te La Nuda. Oltre La Nuda, guardando di poco ad ovest si intravedono, con una foschia di fondo, le cime più elevate delle Alpi Apuane con il Pisanino, il Pizzo d’Uccello ed il Sagro. Dalla cima del M.te Alto si continua con il sentiero N° 00 che, mantenendo la cresta, decresce in saliscendi. Questo tratto di cresta risulterà in assoluto la più impervia anche per la mancata presenza, anche nei punti più difficili, di funi metalliche. Superata la cresta il sentiero, cambiando direzione, prende a scendere a sud per tornantini sul declivio del monte sino ad ricollegarsi al bivio del N° 671 dove eravamo passati il giorno precedente ( ore 12.10 quota 1390 mt. dist. 17280 mt.). Si ripercorre il sentiero in discesa sino al Passo dell’Ospedalaccio e da qui seguendo il tracciato classico, che si muove più in basso rispetto a quello del giorno precedente, arriviamo poco dopo al Passo del Cerreto ( ore 12.45, quota 1260 mt.dist. 19650 mt).
Passo del Cerreto
Il M.te La Nuda
Il dosso dell'Ospedalaccio
Zona prativa prima del Passo dell'Ospedalaccio
Il cippo sul passo dell'Ospedalaccio
Il sentiero N° 671
La fontanella dei Linguazzi
Verso le sorgenti del Secchia
Conca del Prataccio o sorgenti del Secchia
La parte alta della conca
La conca del Prataccio vista dall'alto
Ci avviciniamo alla cresta
Ultimi tornanti prima di Pietratagliata
Il passo di Pietratagliata
La valle che si affaccia sul Liocca
La cresta per l'Alpe di Succiso
La prima corda
Il crinale sul fronte opposto verso il M.te Alto
Il crinale verso l'Alpe di Succiso
Si continua a salire per crinali
Un tratto ampio del crinale
Sulla vetta dell'Alpe di Succiso
La cresta verso il M.te Casarola
La cresta ad ovest di Punta Buffanaro e dei Groppi di Camporaghena
Bivio sentiero N° 675
La valle con i circhi glaciali
Fiori
Le pareti di pietra
La valle delle Fontanacce
Il rifugio Rio Pascolo
La vista del rifugio dal sentiero N° 673 Barbarossa
Il dosso del M.te Ramiseto
Il sentiero Barbarossa
Un tratto con massi del sentiero N° 673
Un passaggio complicato
Sopra la valle del Liocca
Un balcone sulla valle del Liocca
Tratto scosceso del sentiero N° 673
Guardando indietro la parete superata
Un indicazione del sentiero
Attraversiamo il Liocca
I Ghiaccioni
La valle dei Ghiaccioni
Il sentiero N° 659 per il rifugio Città di Sarzana
Il lago di M.te Acuto
Il rifugio Città di Sarzana
Altra vista del lago di M.te Acuto
La sella di M.te Acuto
Francesco sulla sella di M.te Acuto
M.te Acuto
La cresta da percorrere con la punta Buffanaro
Si comincia tra il verde
La vista del lago di M.te Acuto vicino al rifugio
La punta Buffanaro
La cresta diventa più affilata
Il primo spezzone di corda
Una gobba da cavalcare
Si continua con altri tratti attrezzati
Cresta tra la nebbia
Ancora a sormontare una cresta
La Punta Buffanaro
Sistemi nuvolosi sui Groppi di Camporaghena
L'Alpe di Succiso sul fronte opposto
Altro passaggio in cresta attrezzata
Il sentiero diventa più tranquillo
Il M.te Alto
I segnavia sul M.te Alto
Il sentiero N° 00
Ultima foto sul M.te Alto
La cresta a scendere
Fiori
Si continua scendere per cresta
Francesco in equilibrio sulla cresta
Sempre più difficile
Un'altra gobba è superata
Il profilo di cresta tra M.te Alto e Alpe di Succiso con il passo di Pietratagliata
Il crinale che finisce
Si scende su prati
Guardando indietro l'ultima cresta
Una panoramica del monte dalla strada di ritorno
Conclusioni
Questa zona dell’Appennino Tosco Emiliano mi era stata segnalata da un amico montanaro Senese che l’aveva percorsa su un itinerario più breve ma che l’aveva trovata ugualmente appagante. Forse una delle più affascinanti dell\\\\\\\'intero Appennino, e anche una delle poche senza alcun elemento umano intrusivo.
Infatti, a parte le tabelle segnaletiche dei percorsi, la natura appare incontaminata e forte con queste creste aeree che dominano le valli sottostanti. Anche se le giornate non sono state delle più limpide ed i possibili panorami ad ampio raggio non li abbiamo goduti siamo stati ugualmente appagati dalla vista dell’ambiente circostante con questa natura primitiva e maestosa. I percorsi, prevalentemente di cresta, sono molto appaganti per una certa difficoltà nell’affrontarli anche se non si può dire che siano difficili. Forse facendoli nel periodo invernale, previsti nelle guide turistiche, con ramponi e piccozza o praticando lo sci alpinismo, la difficoltà aumenta e volendo affrontarli con la presenza della neve si dovrebbe non sottovalutarli.
Consigliabile per chi volesse prendere in esame l’escursione, come da questa nostra esperienza, di considerare due giorni pieni, specie il primo, quindi meglio mettere in conto un pernottamento, alla vigilia della partenza, anche al Passo del Cerreto dove si trovano strutture ricettive per la mezza pensione. (Albergo Alpino tel. 0522898113 op. Bar Ristorante Passo del Cerreto tel.0522898201op. 0585949666.)
In ultimo un grazie a Francesco che ha condiviso questa avventura, la sua presenza sempre discreta e consapevole è stata più che preziosa, le sue conoscenze dell’ambiente montagna hanno consentito un confronto costruttivo sulle scelte di percorso con un risultato decisamente al di à delle migliori aspettative.
Dettagli 1° gg. 12.06.10 e 2° gg. 13.06.10:
Ascesa 1° gg. 1215 mt. 2° gg. 604 mt.
Discesa 1° gg. 897 mt. 2° gg. 922 mt.
Tempo impiegato 1° gg. 355 mn. 2° gg. 255 mn.
Diario
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