Avvicinamento: dal paese di S.Caterina Valfurva si prende la strada di montagna che conduce al Rif. Ghiacciaio dei Forni, 6 km di strada tortuosa e stretta. In prossimità del Rif. Ghiacciaio dei Forni (2170 mt.) si trova un grande piazzale dove parcheggiare l’auto.
Iniziamo l\\\\\\\\\\\\\\\'escursione alle ore 14.10 prendendo il sentiero alto, segnalato con targhe, che dal parcheggio sale per tornanti sul versante sinistro della valle.
Per raggiungere il Rif. Pizzini (2706 mt.), intermedio al Casati, si può anche utilizzare una navetta che fa servizio a richiesta, o percorrere la carrabile, a quota inferiore rispetto al sentiero.
Si prende quota in poco tempo e dall’alto appare subito una panoramica dei monti circostanti e delle valli con suggestivi corsi d’acqua. A sud, sulla destra a salire, il M.te S. Giacomo (2763 mt.), più avanti, in profondità, il Palòn de la Mare (3703 mt.) con il ghiacciaio da cui parte un ramo del Torrente Frodolfo, più a nord la Valle Cedec con l’omonimo torrente che la percorre e che confuisce nel Frodolfo. Il sentiero segue dall’alto quest’ultima valle e la percorre sino alla parte sommitale.
Dopo il primo tratto più ripido il sentiero continua con una salita moderata attraversando zone ampie e pianeggianti con caratteristici specchi d’acqua e massi enormi, dove sono presenti mucche al pascolo e qualche marmotta che con il caratteristico fischio avverte della nostra presenza. Anche se la giornata non è perfettamente limpida e le nubi, in continuo movimento, coprono le cime circostanti, riusciamo a scorgere a nord-ovest del sentiero una delle cime più importanti del comprensorio, il Gran Zebrù (3851 mt.), una imponente piramide accessibile dalla Vedretta del Cedec. Delle tre cime più importanti (le altre Ortles e Cevedale), è la seconda montagna più alta del gruppo. Successivamente riusciamo a vedere in lontananza il rifugio Pizzini, mèta intermedia di questa prima giornata di avvicinamento e uno dei punti di partenza per il Gran Zebrù. Sul lato nord-est vediamo la cresta dei monti sulla quale, a tratti, nuvole permettendo, è visibile il rifugio Casati, destinazione di questa prima giornata. Ancora più ad est vediamo il M.te Pasquale (3553 mt) in posizione tale da chiudere la visuale del retrostante M.te Cevedale.
Alle ore 15.40 arriviamo al Rif. Pizzini (2706 mt.). Senza fermarci, dopo un tratto di strada carrabile in falso-piano, incontriamo la zona dei laghetti di Cedec a quota 2830 mt e quindi il ripido pendio che accede al Casati con il sentiero che prima si svolge, per ampi tornanti, e poi continua su tratti sempre più ripidi su fondo sconnesso sino a raggiungere il crinale o Passo Cevedale a quota 3266 mt. . Subito dopo, arriviamo al Rif. Casati (quota 3254 mt.) alle ore 17.20.
Dal rifugio parte il ghiacciaio ampio e crepacciato in direzione sud-est del M.te Cevedale, che vediamo ben distintamente nella sua interezza.
Il rifugio si affaccia sulle valli Martello, di Solda e la Val Cedec da cui siamo venuti. Da qui sono visibili cime imponenti, dal Gran Zebrù a tutte le altre meno importanti, per altezza, ma ugualmente belle ed affascinanti.
Intanto il tempo è cambiato ed un leggero nevischio inizia ad interessare la zona intorno al rifugio. Questo non ci permette di rimanere a lungo ad osservare l’affascinante paesaggio dei monti che ci circondano.
Entriamo quindi nel rifugio, prendiamo posto e ci prepariamo per la cena e la notte.
Il Rif. Casati (di proprietà del CAI di Milano), a conduzione familiare, è una imponente costruzione di quattro piani in ottimo stato di conservazione. Affiancato al Casati, ma in posizione leggermente più elevata e di dimensioni più piccole c’è il Rif. Guasti che in questo periodo è chiuso.
Dopo la cena a menù fisso e qualitativamente standard per questi posti, ce ne andiamo a dormire.
La quota a cui ci troviamo non ci consentirà un sonno profondo, ma avremo modo ugualmente di riposare e di acclimatarci per il giorno successivo.
Ci alziamo poco prima delle 7, ora in cui viene servita la colazione, e dopo aver mangiato un variato pasto mattutino iniziamo a prepararci con tutta l’attrezzatura necessaria per affrontare il ghiacciaio: ramponi e piccozza, imbraco, moschettoni, cordini e corda per muoverci legati come si conviene su questi ambienti.
Partiamo alle 8.10 seguendo una piccola ma evidente traccia sul ghiacciaio che inizia a ridosso del rifugio. Intorno a noi notiamo varie formazioni di crepacci tipiche dei ghiacciai, sempre temutissime in quanto imprevedibili ed estremamente pericolose.
Il primo tratto del percorso (c.a 2 km.) si sviluppa con andamento morbido, alternando tratti di moderata salita a parti più pianeggianti. Questo sino a raggiungere la base del pendio più ripido, ultimo salto verso la cima dove la traccia, piegando sulla destra (dir. Sud), continua in diagonale su spiovente a forte pendenza.
Su questo tratto si deve prestare molta attenzione a come procedere. Il passo deve essere fermo e lento, le orme della traccia vanno seguite ad ogni impronta e la presa dei ramponi verificata ad ogni posizione assunta. Scivolare in questi punti potrebbe comportare una caduta verso il basso con conseguente trascinamento del compagno che, se non pronto a bloccarla, sarebbe inevitabilmente coinvolto.
Superato il ripido diagonale ci si avvicina alla parte sommitale verso la cresta con qualche breve tornantino dove il fondo risulta a tratti ghiacciato. Poco dopo raggiungiamo la cresta, che è prima larga, poi più affilata sino alla vetta del monte Cevedale (3757 Mt.) dove arriviamo alle ore 9.50.
La cima di questo monte è abbastanza stretta con alcune formazioni rocciose che emergono dal manto nevoso ed è su una di queste che insieme ad altri escursionisti ci fermiamo un poco per goderci tutto il panorama che le condizioni del tempo ci permettono di vedere.
Non mancano le nuvole in continuo movimento, ed a tratti si riescono a scoprire ampi e profondi spazi sullo stupendo panorama di queste cime che a 360° ci circondano, dall’Adamello alla Presanella, il Brenta, il Bernina ed il M.te Rosa.
Fatte le foto, scambiate alcune impressioni con gli occasionali compagni di escursione, alle 10.15 ci rimettiamo in moto per scendere ripercorrendo lo stesso tracciato della salita.
Nello scendere, passando per i punti più delicati di massima pendenza, dobbiamo usare ancora maggior prudenza della salita perché tendenzialmente il carico che esercitiamo sul piede per effetto della discesa tende ad aumentare e quindi se la presa non è più che sicura la possibilità di scivolare diventa maggiore.
Al Rif. Casati arriviamo alle ore 11.20. Ci liberiamo dell’attrezzatura utilizzata per il ghiacciaio (ramponi, piccozza, imbraco e corda) e subito dopo, alle 11.42, riprendiamo a scendere verso valle, percorrendo il sentiero del giorno precedente.
Passato il Rif. Pizzini, continuiamo per il sentiero alto.
Intanto il tempo cambia e comincia a scendere una neve gelata.
Arriviamo al parcheggio Rif. Ghiacciaio dei Forni alle ore 14 mentre il tempo è di nuovo tornato al bello.
Preparativi per la partenza
Il Rif. Ghiacciaio dei Forni
La Valle del Frodolfo
M.te San Giacomo
La partenza del sentiero
Si comincia a salire
La valle verso S. Caterina
Il M.te San Giacomo dal sentiero
Il Torrente Frodolfo
Il M.te Pasquale
Cima San Giacomo
Sullo sfondo il Gran Zebru
Franco in posa
Massi lungo il sentiero
Le cime innevate a sud della Val di Cedec
A fondo valle il Rif. Pizzini e sulla cresta in alto il Rif. Casati
Specchio d'acqua con mucche al pascolo
Il Rif. Pizzini
Il M.te Pasquale e l'omonima vedretta
La carrabile dopo il Pizzini
Segnaletica per il Casati
I laghetti del Cedec
Cambia il tempo e Franco si copre
Il sentiero che sale al Casati tra sfaciume
I rifugi Casati in primo piano e Guasti più in alto
La piramide del Gran Zebru
Il M.te Cevedale dal Casati
Si parte in cordata
La Val di Cedec dalla cresta del Cevedale
Siamo circondati da cime innevate
Sullo sfondo l'anticima del Cevedale
Siamo sulla vetta del M.te Cevedale
Il versante est dal Cevedale
Si riscende sulla traccia
La traccia sul crinale
Il diagonale a scendere
Le cornici sotto l'anticima
Altre cornici sopra di noi
Dietro le nubi il Gran Zebru
La traccia sul tratto in piano
Una strada lunga e sottile
I ghiacciai che si ritirano
Quì c'erano i ghiacciai
Conclusioni
Abbiamo deciso di andare all’ultimo momento dopo l’ultima consultazione di previsione meteo di venerdì 11.09. Decidere una uscita su ghiacciaio, anche se non particolarmente difficile, è una valutazione da ponderare con molta attenzione. Poi per chi deve fare oltre 600 km di strada per raggiungerlo, il momento della scelta diventa ancora più importante ed impegnativo.
Siamo stati fortunati perché il tempo è stato buono nei momenti in cui era necessario, anche se, nei due giorni trascorsi tra queste montagne, non sono mancate delle precipitazioni.
In genere le uscite sui ghiacciai si organizzano nel periodo più caldo della stagione, e cioè nei mesi di Luglio ed Agosto, ma se la stagione lo consente anche il Settembre può essere un momento adatto.
Il mese di Settembre potrebbe avere una componente in più rispetto ai mesi precedenti dato che in questo periodo c’è meno umidità e si formano meno nubi, specie sulle cime dei monti.
L’ambiente di questi monti è spettacolare, circondati da cime tutte oltre i tremila metri completamente bianche, un paesaggio molto suggestivo che gratifica la vista di chi lo frequenta.
Lo sforzo che si compie per superare dislivelli a queste quote dove l’aria è più rarefatta è notevole.
Si mette a dura prova l’organismo specie se l’acclimatamento alla quota si è fatto troppo velocemente, costringendolo ad adeguarsi in tempi brevi alla nuova condizione ambientale. Sarebbe bene infatti affrontare queste prove con tempi più dilatati in modo da consentire adeguamenti fisiologici meno rapidi. La gratificazione a questi sacrifici è rappresentata dalla soddisfazione di raggiungere queste cime e di godere lo spettacolo che questo ambiente ci offre e poi, una volta tornati a valle, con il benefico effetto che la quota ha prodotto nel nostro fisico.
Infine il piacere di trovarsi in buona compagnia di una persona con la quale non solo si condivide la passione per la montagna, ma anche ideali di vita e di pensiero. Se poi l’amico che ti fa compagnia è anche persona esperta di montagna, allora si può dire di essersi trovati nella condizione di massima soddisfazione possibile. Grazie Franco.
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